Pericoltura, sfide e prospettive. Ettari in produzione dimezzati: "Ora un sistema di lavoro per superare le difficoltà"

Il punto della situazione alla Fondazione Navarra con tutte le realtà attive nel comparto. Bruni (Cso): "Serve un supporto economico pubblico per ricerca e ristori agli agricoltori".

Pericoltura, sfide e prospettive. Ettari in produzione dimezzati: "Ora un sistema di lavoro per superare le difficoltà"

Pericoltura, sfide e prospettive. Ettari in produzione dimezzati: "Ora un sistema di lavoro per superare le difficoltà"

Il futuro della pera è stato al centro dell’incontro di giovedì alla Fondazione Navarra. L’evento, dal titolo ‘Pericoltura tra difficoltà e nuove prospettive’ è stato promosso da UnaPera, Consorzio di tutela della pera dell’Emilia Romagna Icp, Cso Italy e Fondazione Navarra e ha segnato uno spartiacque tra la crisi e il rilancio del settore. Condotto dal presidente di Cso Italy Paolo Bruni, l’incontro si è aperto con l’intervento del presidente della Fondazione Navarra Nicola Gherardi Ravalli Modoni, che ha sottolineato l’impegno dell’ente nella ricerca e nella sperimentazione. C’è un sistema al lavoro. È quello creato da UnaPera e dal Consorzio di tutela della pera dell’Emilia-Romagna Igo per aprire una nuova stagione a un comparto che negli ultimi cinque anni ha vissuto difficoltà estreme, con perdite produttive e di redditività che hanno avuto conseguenze drammatiche sulle aziende.

Un dato tra i tanti che Elisa Macchi, direttore di Cso Italy, ha presentato ieri: in Emilia Romagna, la regione leader della produzione nazionale di pere, tra il 2011 e il 2024 gli ettari in produzione sono crollati da 21.300 a 11.300, -47%, a causa dell’immane difficoltà a produrre negli ultimi cinque anni. "Nonostante le enormi difficoltà, abbiamo oggi ancora un potenziale che merita di essere difeso: se riusciremo a tornare a produrre come in passato l’Italia oggi è in grado di esprimere un potenziale di oltre 500mila tonnellate e l’Emilia Romagna di 300mila tonnellate. Per questo sono ancora giustificati oltre che necessari tutti i possibili sforzi su questa coltura per ritornare ad essere leader" ha detto.

Un messaggio chiaro è emerso da Adriano Aldrovandi, Presidente di Unapera: il sistema ortofrutticolo italiano non può fare a meno della pera, c’è uno zoccolo duro di pericoltori che non molla, c’è al lavoro una ricerca. "Abbiamo unito le forze e ci siamo messi sulla strada che ci permetterà di contrastare le nuove condizioni climatiche e le loro conseguenze – ha affermato –, di fare una produzione con caratteristiche distintive precise e di promuoverla sul mercato in modo corretto". L’intervento di Mauro Grossi, presidente del Consorzio della Pera di Romagna Igp, che ha puntualizzato le tappe della riorganizzazione del settore per rispondere alla crisi creando le premesse del rilancio. "Abbiamo razionalizzato il settore – ha sottolineato Grossi – ed entro l’anno concluderemo questo percorso. UnaPera, costituita nel 2021, è l’unica Aop monoprodotto riconosciuta a livello europeo ed ha assunto il ruolo di strumento fondamentale di aggregazione produttiva e commerciale, oltre che dello sviluppo della ricerca applicata". Aspetti importanti sono emersi sul piano della ricerca e della sperimentazione. Stefano Foschi, coordinatore Ricerca e sperimentazione di UnaPera, ha evidenziato il grande progetto di medio periodo 2025-2030 nato dalla condivisione delle necessità e dei bisogni dei soci: "Abbiamo stabilito una linea tecnica sul pero sia per gli impianti nuovi che per quelli già in essere". Michele Mariani, coordinatore tecnico della Fondazione Navarra, ha sottolineato l’importanza della progettazione dell’impianto di pero: tutte le tecniche colturali possono essere migliorate, ma la progettazione deve essere quella adeguata, includendo l’impollinazione e la gestione delle piante. Roberto Della Casa, responsabile comunicazione progetto UnaPERA, ha parlato dell’indispensabile ruolo della comunicazione nel rilancio della pericoltura e delle azioni messe in campo, che hanno coinvolto 25 insegne della distribuzione.

Nelle conclusioni, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi ha ricordato le tappe del sostegno regionale al comparto e ha sottolineato che cosa la pericoltura significhi per una regione che rappresenta l’80% della produzione nazionale e un patrimonio di competenze "che non ci possiamo permettere di perdere". Mammi ha confermato la disponibilità del suo assessorato anche con azioni di stimolo nei confronti del governo nazionale chiamato a fare la sua parte. "Sappiamo oggi quello che manca e sappiamo cosa dobbiamo fare, ma per andare avanti serve un supporto economico-finanziario pubblico per la ricerca e la promozione e per i ristori agli agricoltori – ha ricordato da parte sua il presidente Bruni chiudendo i lavori – L’Ocm e i Psr regionali restano importanti, ma serve di più per quella che oggi è la partita vera: riprogettare la pericoltura". Hanno portato il loro contributo anche Coldiretti, con il presidente provinciale Federico Fugaroli, Confagricoltura, con il presidente Francesco Manca e Cia con il direttore Luca Simoni.