Luca Branchi sulla tomba del fratello
Luca Branchi sulla tomba del fratello

Ferrara, 18 maggio 2019 – «Vidi il prete davanti alla chiesa che richiamò la mia attenzione facendo dei gesti con le mani portandosele al capo. E mi disse testualmente: ‘‘So chi ha ammazzato Willy’’». Ottobre 1988, alcuni giorni dopo il funerale di Vilfrido Branchi, è don Tiziano Bruscagin a chiedere un colloquio urgente, e in strada, con l’allora comandante della stazione carabinieri di Goro, Vincenzo De Luca. E quella chiacchierata è stata rievocata dal maresciallo, oggi in forza nel Piacentino, davanti ai colleghi di Ferrara che lo hanno sentito alla fine dello scorso anno. «Gli chiesi immediatamente chi fosse ad averlo ucciso – così De Luca – , ma il parroco mi disse che non poteva riferirlo in quanto, l’autore dell’omicidio, si era recato da lui poco prima confessando il fatto».

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E don Bruscagin «opponeva il segreto confessionale». Il comandante tornò subito in caserma per riferire la notizia appena appresa ai superiori che seguivano l’inchiesta sull’assassinio di Willy, ma quella confessione ricevuta dal parroco non venne presa molto in considerazione e «sicuramente non ho mai redatto alcuna informativa o trasmesso direttamente alcun atto alla Procura». Motivo? Perché l’attenzione cadde fin dal principio solo, ed esclusivamente, su Valeriano Forzati, il futuro killer del Laguna Blu, processato e poi prosciolto per l’omicidio Branchi. Caso poi archiviato senza responsabili con un’indagine d’iniziativa dell’Arma del 1996 mai trasmessa in Procura.

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De Luca, sempre alla fine dello scorso anno, aveva fornito anche un quadro del personaggio don Bruscagin, ricordando un altro aneddoto e un’altra confidenza ricevuta. «Un altro giorno mi chiamò per confidarmi di aver saputo da un pescatore che l’allora comandante della Delegazione di Spiaggia prendeva soldi dai pescatori. Alla mia domanda da chi avesse appreso la notizia, lui scrollò la testa, ‘‘no, no, no’’, e se ne andò via senza riferirmi nulla». Quell’informazione – a differenza di quanto successe con quella su Willy –, però venne approfondita dai carabinieri e «quel pubblico ufficiale lo arrestammo». Questo, dirà ancora De Luca nel 2018 ai colleghi, «per evidenziare il comportamento abituale del parroco che, quando aveva notizie, lanciava il sasso e nascondeva la mano». Parlando sempre con cognizione di causa. L’8 gennaio scorso, De Luca e Bruscagin sono stati messi uno di fronte all’altro per un confronto negli uffici di via Mentessi. Mentre il primo ha ripetuto per filo e per segno la sua testimonianza («...mi disse testualmente so chi ha ammazzato Willy»), il sacerdote si è avvalso della facoltà di non rispondere.

n. b.