Willy Branchi aveva 18 anni, fu ucciso a Goro nel 1988
Willy Branchi aveva 18 anni, fu ucciso a Goro nel 1988

Ferrara, 20 maggio 2019 - «Sì, siamo giunti a una fase decisiva». Non lo nasconde Simone Bianchi, avvocato della famiglia di Willy Branchi, il diciottenne ucciso con una pistola da macello da mani ancora ignote la notte tra il 29 e 30 settembre 1988 a Goro. L’iscrizione di due persone nel registro degli indagati, per concorso nell’omicidio del ragazzo, rappresenta il salto più importante dell’inchiesta che va avanti da cinque anni.  

Ed ecco tornare prepotentemente alla ribaltala tesi dei festini dove venivano attratti nella rete anche ragazzi minorenni, come Willy. "A Goro, una volta al mese, si fanno dei festini, solo uomini". A riferirlo, ieri nello speciale delle Iene sul caso Branchi, è stata una ex infermiera, la stessa che contattò l’investigatore privato della famiglia di Willy pochi giorni prima della riapertura dell’inchiesta, nel 2014, dopo gli articoli sul nostro giornale. La donna venne contattata da un suo collega che le raccontò che Willy veniva invitato con delle scuse a ‘delle cene tra amici’ e ognuno ‘gli dava 50mila euro’ per abusi sessuali.

WILL_9672632_193105

"Era normale – spiega la donna – là i ragazzi vanno a fare i ... così come darsi una pacca sulla spalla. Tu vai al bar e uno ha voglia... ti davano 200-300mila lire in tutto". E a contattare Willy e altre giovani vittime, alcune con deficit cognitivi, sarebbero stati, sempre secondo la testimone, "il farmacista e il macellaio". Di quello squallido giro ha parlato anche un’altra persona, sempre in forma anonima, che già al Carlino disse che "a Goro hanno fatto un macello", affermando che l’omicidio di Willy "è come un omicidio di mafia, dove regna l’omertà".

Secondo le ipotesi, la prima aggressione al ragazzo sarebbe avvenuta in via Buozzi, poi lo stesso sarebbe stato portato in un altro luogo prima di abbandonarlo sull’argine del Po. "Lo devono aver portato in via Cervi – ha spiegato un altro testimone alle Iene –. Qui c’era un magazzino di rifugio per animali o roba del genere. Una stalla? Non proprio. E risultava che ci fossero anche degli anelli dove un tempo attaccavano le bestie. Quindi – ha aggiunto – per me lo devono aver attaccato in qualche modo così (mostra le mani dietro alle testa, ndr) e gli hanno sparato qua (indica lo zigomo sinistro). E perché lo spogliano? Perché ci hanno fatto i loro porci comodi".

Lo stesso ha poi aggiunto che "una sera (nel 1996), con il maresciallo, siamo partiti alle 23 per andare a Goro dal don (Bruscagin). Giubbotto, cappello, sciarpa, tutto quanto coperto così perché se mi vedevano mi ammazzavano". Perché Goro "non era un ambiente così da ridere in quell’epoca lì". E fu proprio don Bruscagin a portare i due "a vedere dov’era la bicicletta del ragazzo, poi in via Buozzi e infine a vedere dove presumibilmente è stato ammazzato". In via Cervi. "Con le iscrizioni per omicidio – chiude oggi l’avvocato Simone Bianchi – si apre una nuova pagina, tutta ancora da scrivere, ma che mi auguro possa portare ad un processo nei confronti dei responsabili di questo brutale assassinio".