L'incidente mortale di Porto Recanati (Foto De Marco)
L'incidente mortale di Porto Recanati (Foto De Marco)

Porto Recanati (Macerata), 5 marzo 2019 - «Quei bambini potevano essere i miei figli, mi dispiace così tanto per quella famiglia. Vorrei sapere come stanno, vorrei scusarmi, vorrei poter fare qualcosa. Ma c’è tanta cattiveria e io ho paura di quello che può succedere, ho paura per i miei bambini che non sanno ancora niente e non hanno colpa». Non riesce a trattenere le lacrime Assia, la moglie di Marouane Farah, che si vede la vita andare in pezzi dopo quello che è successo sabato sera. «Di mio marito non voglio sapere più nulla», dice la donna, una trentenne che vive in Italia da quando era ragazzina, che lavora per una società di catering e che si dà da fare per mantenere i quattro bambini.

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Lei e la sua famiglia sui social network sono stati tempestati di insulti, minacce, con una violenza che nasce dal dolore ma che fa paura. E dolore e paura sono gli stessi sentimenti che prova lei. «Mio marito quella sera doveva venirmi a prendere. Lo avevo sentito poco prima, ma al posto dell’appuntamento non c’era, così mi hanno dato un passaggio le colleghe. Poi mi ha chiamato la polizia. All’inizio avevo capito che erano morti i miei figli e ho iniziato a piangere, poi mi hanno spiegato che erano morte altre due persone e che i loro figli erano in ospedale, e io ho continuato a piangere e a star male pensando a loro: è una cosa orribile quella che gli è successa». Alla donna risulta che l’auto fosse assicurata, e che il marito avesse chiuso con lo spaccio dopo l’arresto dello scorso aprile. «Quella storia era su tutti i giornali. Ma dopo aveva ripreso il lavoro, io sapevo che pensava alla fabbrica e alla famiglia, e sabato sera lo aspettavo. Non sapevo nulla di questo. È orribile». 

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Dopo l’accaduto, non ha cercato il marito piantonato in ospedale a Civitanova in attesa di andare in carcere: «Non voglio saperne nulla. Invece ho pensato di andare in ospedale dove sono ricoverati i bambini, magari per parlare con i nonni, per chiedere loro scusa, per dirgli che sono con loro, che capisco il loro dolore perché anche io sono mamma e poteva succedere anche a me, a chiunque, quello che è capitato a loro. Ma mi hanno detto che era meglio non farlo. C’è tanta cattiveria e ho paura. Mi avevano detto anche di non mandare i bambini a scuola, ma loro devono continuare con la vita di tutti i giorni. Loro cosa hanno fatto? Tutti sanno cosa è successo, il nome del padre e la sua foto sono ovunque. Qualcuno dice che ai bambini potrebbe succedere qualcosa, ma loro non c’entrano». Tra le lacrime, più volte la giovane donna ripete tutto il suo dispiacere per le famiglie di Gianluca Carotti ed Elisa Del Vicario: «Vorrei tanto chiedere loro scusa, vorrei tanto poter fare qualcosa per loro».