MARIA SILVIA CABRI
Cronaca

"A sei anni salivo sui crinali di Zocca per guardare gli aerei volare"

Maurizio Cheli, l’astronauta e pilota della Nasa, ieri ha inaugurato il museo a lui dedicato: "Spero di ispirare tanti ragazzi" .

L’astronauta Maurizio Cheli taglia il nastro della mostra permanente a lui dedicata

L’astronauta Maurizio Cheli taglia il nastro della mostra permanente a lui dedicata

Gli occhi sognanti di un bambino di sei anni che, guardando gli aeroplani passargli sopra la testa, ha espresso un desiderio: "Da grande voglio volare". Quel bambino era Maurizio Cheli, l’astronauta che nel 1996 ha compiuto uno dei più importanti voli aerospaziali come pilota della Nasa. Da Zocca, suo paese natale, a Cape Canaveral, e ‘ritorno’: ieri, infatti, Cheli era presente nel municipio di Zocca per l’inaugurazione della mostra permanente a lui dedicata, dal titolo ‘Museo Zocca. Maurizio Cheli e lo Spazio’. Molto apprezzato anche il documentario, realizzato apposta per il museo, ‘Maurizio Cheli. Prima di essere pilota di aerei, volevo essere il pilota della mia vita", in cui l’astronauta racconta la sua straordinaria autobiografia.

Cheli, come è nata sua passione per lo spazio e l’aviazione? "Il mio paese natale, Zocca, ha avuto un ruolo determinante: da piccolo salivo sul crinale e gli aerei mi passavano bassissimi sulla testa. Da lì è nato il mio sogno di volare e non ho mai cambiato idea".

Ha puntato ‘in alto’, le stelle… "Per chi ha, come me, la passione del volo, il desiderio è di andare sempre più in alto e più veloce. Fino, appunto, allo spazio".

Nel 1996, a bordo dello Space Shuttle Columbia, ha partecipato alla missione STS-75. Il primo italiano a ricoprire il ruolo di ‘mission specialist’. Come si era preparato?

"Il momento della partenza rappresenta il culmine di un lunghissimo periodo di addestramento. Occorre simulare tutto, anche le emergenze, per essere pronti a reagire. L’obiettivo è sicuramente esaltante, ma ci vuole molta determinazione e una preparazione intensa che, in quel caso, è durata due anni".

Cosa ricorda di quel giorno? "Una emozione grandissima: è vero siedi sulla rampa di lancio, nella cabina di pilotaggio, ma fino a quando la navicella non si solleva da terra non si è davvero sicuri di partire. Quando si stacca, allora realizzi che qualcosa di incredibile sta succedendo".

C’è una immagine che le è rimasta particolarmente impressa?

"La visione della terra da un’altra prospettiva: sei fuori del tuo pianeta, un ‘extraterrestre’ in prestito. E ricordo i colori: il blu della terra (al 75% ricoperta d’acqua), il bianco delle nubi dell’alta troposfera e il nero dell’universo".

Che legame ha con Zocca?

"Le radici fanno parte del nostro essere, non ci si dimentica da dove si viene. Ho girato il mondo, ma reputo che Zocca e l’Appennino siano più belli di tanti altri luoghi, per la natura e le colline dolci che hanno plasmato il carattere di noi emiliani. Ho una casa Zocca, ma purtroppo riesco a tornare meno di quanto vorrei".

Le hanno dedicato una mostra: che effetto fa?

"Mi fa un’enorme piacere, sono grato all’amministrazione comunale, non solo per me ma soprattutto perché spero di ispirare tanti ragazzi che sono in cerca del loro futuro, facendo loro capire che non importa da dove si viene ma dove si vuole andare".

Maria Silvia Cabri

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