REDAZIONE MODENA

Chiesa gremita per l’addio al pugile gentile "Eri come un fratello, ora veglia su di noi"

Tantissimi ragazzi hanno partecipato ieri al funerale di Giulio Marleci, morto a 29 anni per un malore mentre era al volante della sua auto

Chiesa gremita per l’addio al pugile gentile "Eri come un fratello, ora veglia su di noi"

C’erano centinaia di giovani, ieri pomeriggio, nella chiesa di Gesù Redentore per l’ultimo saluto a Xhulio ’Giulio’ Marleci, il giovane di 29 anni stroncato da un malore domenica scorsa mentre percorreva in auto via De Gavasseti, zona viale Autodromo. Una folla commossa si è ritrovata per condividere un dolore che ha colto tutti di sorpresa e soprattutto per stringersi intorno alla famiglia di Giulio; i genitori, il fratello, gli zii, i parenti più stretti.

Una dimostrazione corale dell’affetto e della stima che questo ragazzo di origine albanese, ma a Modena da quando era bambino, era riuscito a radicare in tante persone . "Giulio the Machine", recita la fotografia che lo ritrae con i guantoni da boxe pronto a combattere, posta sul tavolino per le firme davanti all’ingresso della chiesa. Il ventinovenne era infatti un boxeur conosciuto, aveva disputato diversi incontri sul ring e dalla categoria dilettanti era da poco passato a quella dei professionisti. Presenti ieri nella grande chiesa bianca di via Leonardo Da Vinci tanti ragazzi e ragazze legati al mondo del pugilato modenese e non solo, in particolare gli amici della palestra Ring-Adora alla quale il giovane era iscritto e che hanno ricordato il Giulio atleta ma soprattutto il Giulio uomo.

"Giulio era una persona estremamente gentile con tutti – hanno detto – quando si allenava era concentratissimo e ci prendeva in giro bonariamente quando ci fermavamo perché eravamo stanchi; lui trovava vita quando combatteva, lo si vedeva dal suo volto quando vinceva i match. Fuori dal ring– hanno continuato - era una persona dolce e penso che questo sia il vero motivo per cui ci sia tanta gente oggi". Lo sport come metafora delle sfide nella vita anche nelle parole del sacerdote, don Fabio Bellentani, che ha celebrato la funzione: "Giulio aveva fatto della lotta, quella della boxe con le sue regole, un modo per essere migliore, più forte" ha detto. Profonda commozione anche nel ricordo della famiglia di Giulio, della quale si è fatta portavoce la zia Vera. "L’esperienza più grande che abbiamo dovuto affrontare nella nostra vita è stata quella di crescere te e con te – ha detto al microfono di fronte agli amici in lacrime - non cambieremmo un minuto del tempo speso a prenderci cura di te. Insieme a te è volato in cielo un pezzo del nostro cuore". All’uscita tanti palloncini bianchi liberati nell’aria sulle note trionfanti della colonna sonora di Rocky, il pugile più popolare, e l’applauso commosso di tutti.

"Giulio era felice, realizzato nel lavoro, vincente nello sport ed entusiasta della vita privata, aveva definito questo periodo della sua vita felice. – lo ricorda l’amico Antonio Anania – Vero, leale e sincero nei confronti di tutti sempre pronto al fianco di un amico a ridere con lui e lanciarsi nel fuoco per lui. Ci lascia il regalo più grande: riunire tutte insieme le persone che lo hanno amato e che ora dovranno andare avanti senza quest’angelo al loro fianco, veglierà su di noi sempre. Non c’è ricordo o avventura che abbia vissuto senza Giulio al mio fianco.Non è mai stato un amico, Giulio è mio fratello e lo sarà sempre".

Emanuela Zanasi