Lara Luppi, un disco dalle "nuove prospettive"

Lara Luppi presenta il suo ultimo album "Perspectives" alla Tenda per Arts & Jam, accompagnata da un quartetto di musicisti straordinari. Il disco offre una rilettura del jazz vintage e ballabile, combinata con influenze moderne. Luppi sottolinea l'essenzialità del lavoro e l'importanza delle diverse prospettive nella musica. L'album include brani scelti all'ultimo momento e omaggi a artisti come Shirley Horn e Duke Ellington.

Lara Luppi, un disco dalle "nuove prospettive"
Lara Luppi, un disco dalle "nuove prospettive"

"Sono nata cantando". Tra un sogno da realizzare ("Daydream" 2021) e un’inedita, pacatamente ottimista visione del mondo: " Perspectives" (2023), l’ultimo disco – inciso per Riversound Records come il precedente – sarà presentato alla Tenda per Arts & Jam (ore 21). Lara Luppi, storytelling dai canoni fuori ordinanza, dizione, tecniche teatrali e di gestione del palco che poche chanteuse possono vantare, stasera divide le luci della ribalta con un quartetto che non esita a definire un "diamante" per quanto artisticamente prezioso: Paolo Birro al pianoforte, Aldo Zunino al contrabbasso e Adam Pache alla batteria. Prospettive da condividere nel quindicesimo album che s’affida a una "palette" di approfondimenti black, in equilibrio perfetto tra la rilettura del jazz vintage e ballabile e il mainstream moderno. "È un disco che mi sta piacendo molto soprattutto per l’essenzialità, perché non vuol mettere niente, né virtuosismi né altro, anzi, ho lavorato sul togliere. Inserendomi in un trio di musicisti stratosferici. Un’esperienza ad alto rischio, fortemente voluta dopo l’inizio della fortuita collaborazione con Paolo Birro, Aldo Zunino (presente anche nel precedente lavoro) e Adam Pache. Il titolo allude alle diverse prospettive dalle quali si possono guardare le cose o percepire e vivere la musica a seconda della situazione in cui ci troviamo o delle persone con cui interagiamo. Un po’ come un gioco degli specchi. Nella musica ogni momento è come un nuovo inizio". La musa che gliel’ha ispirato? "Soprattutto lo studio. Ripercorrendo vicoli poco frequentati del jazz, con meno fretta. Undici brani di cui uno ("I should care", in duo con Aldo Zunino al contrabbasso) è stato scelto cinque minuti prima di registrarlo, più uno standard non troppo conosciuto ("Loads of love", ispirato alla pianista e cantante Shirley Horn) è stato deciso il giorno prima. Poi abbiamo inserito un brano di Cedar Walton di cui ho scritto le lyrics e una ballad meravigliosa di Charles Mingus dedicata a Duke Ellington". Gian Aldo Traversi