SOLIDEA VIVIANA VITALI ROSATI
Cronaca

Martina Mazza, Vallefoglia sconvolta. I genitori: "Quell’auto era un proiettile vagante"

Papà Massimo, mamma Milena: "Nostra figlia era prima di tutto una mamma che faceva sacrifici per vivere "

Pesaro, 27 giugno 2023 – Il dolore e la rabbia. Lo sguardo sospeso, a tratti assente, rivela lo strazio che si muove dentro il cuore di Massimo e Milena Mazza, genitori di Martina la 32enne, mamma di un bimbo di 5 anni, uccisa domenica pomeriggio, dopo che un bolide, sparato a 150 all’ora, lungo la Montelabbatese, non le ha lasciato scampo, schiantandosi contro la sua 500. Il dolore di aver perso Martina infiamma le parole dello zio Roberto e degli amici di Martina, ma anche di tanti compaesani che ieri, tra Bottega e Vallefoglia, nell’apprendere la notizia, hanno inchiodato il fatto "ad un fatto assurdo inaccettabile".

Le due sorelle Mazza, Martina e Alessia, in una foto che le ritrae serene  in un locale;  a destra Martina con uno dei suoi kimoni, legati alla passione che aveva da molti anni per il Giappone
Le due sorelle Mazza, Martina e Alessia, in una foto che le ritrae serene in un locale; a destra Martina con uno dei suoi kimoni, legati alla passione che aveva da molti anni per il Giappone

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"Sì, c’è rabbia. Sì c’è rancore – dice Roberto, zio di Martina che da due giorni, insieme alla moglie Giulia e agli altri parenti, sorreggono i Mazza –. Come è possibile che ad ammazzare mia nipote sia stato un tizio, già denunciato per guida senza patente, ma ancora libero di girare con un bolide da 190 cavalli? E’ giustizia questa? Non me la prendo con le forze dell’ordine il cui l’impegno è indiscutibile, ma è il sistema che non funziona e va cambiato. Perché è possibile che chi venga accusato di un reato, dopo una notte in gattabuia sia di nuovo fuori, nelle condizioni di rifare lo stesso errore ai danni della gente? Abbiamo visto tante stragi, Martina è stata l’ultima a pagare i rischi di un sistema che non allontana i pericoli dalla strada".

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Massimo Mazza annuisce: "Mia figlia si è scontrata contro un proiettile vagante – osserva –. L’avevano già fermato, era noto alla giustizia". Roberto Mazza chiosa, in simbiosi col fratello: "La gente è stanca: basta di vedere cose sbagliate". Mamma Milena non regge alla commozione: le basta vedere la foto della figlia Martina, per piangere e sentire le parole strozzarsi in gola. Oltre il dolore e la rabbia nel cuore dei Mazza c’è la speranza di riportare Alessia a casa: la minore delle due sorelle, anche lei nella Fiat 500 al momento dell’impatto, è ricoverata all’ospedale di Torrette: "E’ fuori pericolo – dice la mamma –, ma ancora non sa della sorella. Come il nostro piccolo nipotino non sa ancora della mamma. Abbiamo chiesto l’intervento di uno psicologo: il professionista ci aiuterà, ma intanto ci ha detto di non dire bugie, non tenere a lungo nascosti gli eventi. Quanto è dura".

La famiglia Mazza è stata raggiunta da centinaia di messaggi di conforto: è dal 1991 che da Villa Ceccolini si sono trasferiti in località Molino Ruggeri a Morciola di Vallefoglia, dove Martina e Alessia sono nate e cresciute. Massimo lavora "Dalla Piera", nell’unica libreria di Montecchio, specializzata in libri per l’infanzia e la scuola: "Chi era mia figlia Martina? – dice Milena Mazza –. Era prima di tutto una mamma. Ha fatto i miracoli per non far pesare nulla al proprio bambino nonostante l’amore con il padre sia terminato con un divorzio. Ha potuto contare su noi nonni, ma Martina voleva farcela: lavorando in fabbrica è riuscita a mettere da parte quello che le è servito per prendersi un appartamentino e gestire la propria autonomia. Era un tosta: combatteva per quello che riteneva giusto. La macchina che oggi è distrutta era nuovissima: appena acquistata con i primi risparmi. Amava disegnare: nella vita avrebbe voluto fare la disegnatrice di fumetti Manga. La passione per il Giappone l’ha sempre coltivata: credo che la seppelliremo con indosso uno dei suoi meravigliosi kimoni. Con la sorella aveva un rapporto simbiotico: speriamo di sopravvivere a questa disgrazia per amore di Alessia e di nostro nipote".