Cagli (Pesaro), 28 aprile 2021 - Sosteneva che "in ospedale si muore per i farmaci non per la malattia" e che se il bambino andava lì gli avrebbero "tolto un sacco di sangue e somministrato tachipirina e antibiotici che portano alla sordità". Febbre alta, vomito, erano tutti "sintomi normali" che avevano sviluppato anche altri malati avuti già in cura da lui perché era una reazione al virus che solo così "poteva essere sconfitto". Sono le parole che il dottor Massimiliano Mecozzi avrebbe detto ai genitori del piccolo Francesco Bonifazi, il bambino di 7 anni di Cagli morto il 27 maggio del 2017 per una otite bilaterale non curata se non con rimedi omeopatici prescritti dal dottor Mecozzi. A raccontare tutto questo è stata ieri in tribunale ad Ancona la zia del bambino, Aurora Olivieri, la sorella della mamma di Francesco.

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La donna, che è tra i testi dell’accusa nel processo che vede imputato di omicidio colposo Massimiliano Mecozzi (ieri assente), ha ripercorso i passaggi della malattia del nipotino, morto poi all’ospedale Salesi di Ancona (da qui la competenza del tribunale dorico) dopo tre giorni di agonia e dove arrivò in condizioni già disperate. Lei è stata presente a molte telefonate intercorse tra la madre di Francesco e il dottor Mecozzi ed ha assistito anche alla visita che l’omeopata fece a casa, il giorno prima del ricovero del piccolo in ospedale. Era il 23 maggio.

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La zia ha raccontato come il medico, nel leggere una scheda di salute del bambino che i genitori avevano in casa disse "ha fatto tutti questi vaccini ecco perché è intossicato". Quando la madre riferì al dottore che il bambino di notte si lamentava "lui prescrisse un intruglio omeopatico per i disturbi del sonno", ha riferito la zia davanti al giudice Francesca Pizii. E ancora, alla richiesta della stessa teste se era il caso di far fare accertamenti in ospedale al bambino Mecozzi avrebbe risposto più volte di no, nemmeno se fosse stato suo figlio. "Durante le visite – ha riferito sempre la zia – diceva che per la febbre alta fino a 43 non c’era da preoccuparsi perché era la risposta del corpo che stava rispondendo bene al virus".

Aurora, a tratti commossa e in lacrime, ha tracciato però anche il quadro di un dottore sempre presente e disponibile quando veniva chiamato "non come i medici di base che spesso nemmeno ti rispondono" e che inizialmente le cure impartite sembravano funzionare perché "la febbre scendeva ma poi risaliva". Sempre nel giorno della visita, Mecozzi aveva controllato cuore, polmoni e arti del piccolo Francesco. E per confermare la tesi che il bambino stava guarendo,gli aveva tirato un orecchio. "Vedi non gli fa male – avrebbe detto l’omeopata – è il segno che la cura sta funzionando". Nell’udienza di ieri sono stati sentiti anche una dottoressa del pronto soccorso dell’ospedale di Urbino, la babysitter, la pediatra del bambino e il primario della rianimazione del Salesi, Fabio Santelli, che ha confermato come la terapia antibiotica sia stata tardiva. Prossima udienza il 18 maggio.