CLAUDIO SALVI
Cronaca

Paolo Tarsi e “Unnatural Self“: la musica come guida alla coscienza

Il compositore pesarese presenta domani per Playlist Pesaro nella Sala della Repubblica il suo ultimo album "Da quando abbiamo appaltato la nostra cognizione a Internet, le ideologie più bieche si sono propagate".

Paolo Tarsi (foto di Rossano Ronci)

Paolo Tarsi (foto di Rossano Ronci)

di Claudio Salvi

Si intitola “Unnatural Self“ il nuovo album del compositore pesarese Paolo Tarsi, progetto nato sotto l’egida di Pesaro Città Creativa della Musica Unesco per Anitya Records e che sarà presentato dal vivo domani nella Sala della Repubblica del Teatro Rossini per Playlist Pesaro.

Il “sé innaturale“ evocato nel titolo rimanda a una introspezione personale o a che cosa?

"Tutti i brani si riferiscono a una sensazione di innaturalezza, a un sé che nell’incarnazione della vita digitale non riesce più a trovare il proprio centro. Da quando abbiamo appaltato la nostra cognizione a Internet stiamo attraversando un momento in cui le ideologie più bieche si sono propagate alla velocità della luce per risorgere ancora più forti. Un assalto che ci spinge a confrontarci con la follia della guerra, ma prima di tutto – ed è qui l’elemento di novità – sul concetto di verità".

Cosa è davvero reale nel web tra falsità e fake news? Come ha sviluppato questo concetto nelle varie tracce dell’album, dove se ne è andato a finire questo sé?

"Per la Generazione X il successo era fallimento sotto mentite spoglie. Ma soprattutto, non si doveva svendere mai sé stessi. Negli anni Novanta, se facevi qualcosa che piaceva alle masse era un problema. Oggi, invece, l’unico metro di giudizio sono i clic e i numeri. Inoltre, l’arte oggi si qualifica come un’esperienza purificata da disagi e sofferenze. Insomma il mondo capovolto".

Sarà l’AI a dettare la musica del futuro e a orientare i gusti del pubblico?

"Vorrei essere fiducioso come Bowie che negli anni Novanta aveva anticipato l’applicazione dell’intelligenza artificiale come strumento creativo per comporre il disco Outside. Oggi, il connubio tra creatività umana e tecnologia ci mostra potenzialità illimitate, tanto da spingere la ricerca artistica in una dimensione ancora inesplorata. In una realtà dove strumenti avanzati basati sull’AI possono aiutare a scrivere testi, creare documenti, immagini, suoni e video, l’arte è certamente destinata a interrogarsi su come espandere i propri confini espressivi".

Come sarà la presentazione di questo progetto?

"Sul palco sarò con una formazione triangolare, dove ognuno proviene da esperienze diverse: rock, jazz e musica classica. Accanto a me alle tastiere, suoneranno Alessandro Gerbi (braccio ritmico di Diaframma e CSI nell’iconico “Ko De Mondo“) e Filippo Macchiarelli al basso e voce. Sarà un concerto dedicato alla presentazione delle nuove canzoni, con brani colmi di guizzi elettronici, tra synth-pop e richiami ad elementi post-punk e alla new wave. I miei testi sono tutti in inglese, lingua molto elastica e particolarmente adatta alle atmosfere di riflessione su questo sé innaturale che non è solo il sé di una persona singola, ma anche il sé di un nuovo mondo che non sa più trovare se stesso".

Cosa le ha dato quest’ultima esperienza creativa in termini di emozioni e crescita personale?

"Mi sono spinto più nettamente nei territori della canzone, partendo dalla sperimentazione che è l’ambito da cui provengo. Della canzone mi ha affascinato scoprirne la struttura e veicolare la sperimentazione stessa al suo interno, potendole dare così un contesto ben definito e, perché no, con l’aggiunta del testo, persino un messaggio".

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