Federico Marchetti, direttore dell’unità operativa complessa di Pediatria e Neonatologia
Federico Marchetti, direttore dell’unità operativa complessa di Pediatria e Neonatologia

Ravenna, 28 novembre 2021 - È arrivato il primo, atteso via libera: nei giorni scorsi l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, ha approvato l’uso del vaccino Pfizer nei bambini tra i 5 e gli 11 anni. Ora si attende l’ok di Aifa per avviare le somministrazioni, per le quali si prevede la partenza verso la fine di dicembre. In provincia sono 23.255 i nati tra il 2010 e il 2016 che ricadono nella fascia. Ne abbiamo parlato con Federico Marchetti, direttore dell’unità operativa complessa di Pediatria e Neonatologia della provincia e direttore del dipartimento Salute donna, Infanzia e Adolescenza.

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Marchetti, negli ultimi mesi abbiamo visto tanti casi tra i più piccoli. Come vivono il virus i bambini?
"I dati parlano chiaro. I più piccoli attualmente sono tra i più colpiti, in particolare tra i 5 e gli 11 anni: sono la metà dei casi in età pediatrica. Grazie al vaccino invece dai 12 ai 19 anni l’incremento dei casi è molto più contenuto in proporzione. I bambini e gli adolescenti vivono con grande senso di responsabilità quello che sta accadendo, ma le restrizioni nei rapporti sociali e scolatici li stanno segnando sul piano psicologico con una vera e propria epidemia di disturbi d’ansia, depressione e disturbi del sonno".

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Sono capitati alcuni - fortunatamente rari - casi di ricoveri di bambini col Covid. Quanti sono stati da inizio emergenza nel Ravennate ?
"Dall’inizio dell’epidemia al 17 novembre in Italia su 3,2 milioni bambini dai 6 agli 11 anni se ne sono contagiati 241.739, ne sono stati ricoverati 1.407 e sono finiti in Terapia intensiva in 36. Nove sono deceduti. Nella nostra realtà si conferma che i bambini ricoverati con infezione acuta non sono stati tanti, circa una ventina, ma questo grazie al lavoro congiunto fatto da Sanità pubblica, Pediatria di comunità, i pediatri di famiglia e ospedale: c’è una stretta sorveglianza domiciliare dei casi che nella maggioranza dei casi si risolve bene e in fretta. Quello che ci preoccupa e molto è una complicanza tardiva, una forma infiammatoria dovuta all’infezione: è stata chiamata come sigla Mis-C".

Come sta il bimbo di 3 anni ricoverato la settimana scorsa a Faenza?
"Sta bene, è stato dimesso, ma ora è ricoverato a Ravenna un 11enne con questo quadro di Mis-C molto serio nelle sue manifestazioni. La complicanza colpisce diversi organi e nella maggioranza dei casi può dare un’infiammazione del cuore. È curabile, ma con alta intensità di cure e ha una stima di incidenza di 3 casi su 10mila bambini che hanno avuto il Covid. Dall’inizio della pandemia a Ravenna ne abbiamo ricoverati ben 12, stanno bene ma è stata dura".

Ora il vaccino arriva anche per i bimbi. Un passo che vi aspettavate?
"Sì, e la comunità pediatrica si è espressa con una voce unica a favore della vaccinazione. Il Covid è più temibile nei bambini che presentano condizioni a rischio, ovvero malattie croniche. Ma la vaccinazione è consigliabile per tutti i bambini anche in questa fascia di età".

I genitori fanno domande relative al vaccino per i figli? Cosa chiedono?
"Ora deve iniziare una campagna di informazione. La raccomandazione alle famiglie costituisce un’opportunità di dialogo costruttivo che si basa sui dati e non sull’emotività o su informazioni false. Qualsiasi scelta in medicina si basa sul rapporto tra rischi e benefici. I dati ci dicono che il vaccino a mRNA consente di prevenire il 90,7% delle infezioni, ed è ancora più efficace contro ricoveri e decessi. Il vaccino può prevenire anche la temibile complicanza Mis-C. Gli effetti collaterali sono lievi e il rischio di miocardite è basso, curabile e senza esiti, e inferiore al rischio di danni cardiaci da Covid".

Pensa che vaccinare i bambini porterà a una svolta anche per il mondo della scuola, ora spesso sottoposto a ‘stop’ forzati per le quarantene?
"Penso proprio di sì, ed è uno dei motivi che ci fa consigliare la vaccinazione. Continuare con le restrizioni rischia di compromettere il futuro di una generazione. Come pediatri lo chiediamo con forza e da tempo".