Daniela Poggiali, un nuovo processo fissato a settembre per primario e caposala

I due sono accusati dell’omicidio di una paziente con dolo eventuale. L’ex infermiera comparirà in aula al massimo solo come testimone dei fatti

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Ravenna, 24 agosto 2023 – L’assoluzione era stata lampo, pochi minuti appena. Veloce era stato pure il ricorso della procura in Cassazione. E i giudici romani aveva stabilito che in effetti quel processo andava rifatto daccapo, senza se e senza ma. Così il tribunale di Ravenna si prepara a una nuova assise nata sulla scorta delle indagini sull’operato della 50enne ex infermiera Daniela Poggiali. L’appuntamento è stato appena fissato per il 19 settembre.

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Sebbene il capo d’imputazione parli di lei, l’ex infermiera questa volta al massimo comparirà in aula solo come testimone (assistita). Sì, perché nel frattempo lei, al netto della terza Cassazione, è stata definitivamente assolta per la morte della paziente 78enne Rosa Calderoni di Russi deceduta l’8 aprile del 2014 a poche ore dal ricovero all’ospedale ‘Umberto I’ di Lugo. I giudici dovranno cioè concentrasi solo sull’allora primario, il 74enne Giuseppe Re, di origine siciliana ma residente a Bologna. E sull’allora caposala, la 68enne Cinzia Castellani, originaria di Copparo ma residente a Fusignano.

Ironia della sorte : il presidente della corte sarà Cecilia Calandra, cioè lo stesso giudice che l’aveva presieduta prima che subentrasse il collega Michele Leoni e pronunciasse l’assoluzione lampo. Il pm invece sarà sempre lo stesso, ovvero il sostituto procuratore Angela Scorza che sin dall’inizio aveva coordinato le indagini dei carabinieri del nucleo Investigativo. E che aveva chiesto agli Ermellini la ripetizione di quest’assise: il boccino sulle modalità di svolgimento del processo, appare essere proprio nelle sue mani. Perché se tutte le parti (accusa e difesa) decidessero di acquisire gli atti, la sentenza potrebbe arrivare in un frullo d’ali. Ma il pm potrebbe avere interesse a risentire tutti, Poggiali compresa. E a ripetere il processo per intero.

Certo: dal punto di vista giuridico la questione è intricata (anche se ciascuna corte è autonoma e indipendente rispetto ad altre decisioni). Del resto basta leggersi il capo d’imputazione per rendersene conto: i due accusati devono cioè rispondere dell’omicidio, con dolo eventuale, della 78enne. Per la procura, pur a fronte dei tanti campanelli di allarme, non avrebbero cioè adottato tutti quegli accorgimenti necessari a impedire all’allora infermiera Poggiali di uccidere la paziente con un’iniezione di potassio. Ma la Poggiali, dopo l’ergastolo incassato in primo a grado proprio dalla corte d’assise di Ravenna, è stata assolta in via definitiva "perché il fatto non sussiste". Come dire che non c’era stato nessun omicidio.

Di fatto ancora prima della irrevocabilità della sentenza, al margine di una gimcana giudiziaria, il 15 novembre 2021 per ex primario ed ex caposala, la corte ravennate, a sorpresa, in pochi minuti era uscita dalla camera di consiglio non con un ennesimo rinvio oltre la data della terza Cassazione, come i più si aspettavano: bensì con un’assoluzione pronunciata ancora prima dell’avvio del processo e quindi solo sulla base della lettura del capo d’imputazione.

Nelle motivazioni, il presidente Leoni aveva precisato che dalla lettura delle norme di settore, si capiva "chiaramente che non era nel potere dei due imputati rimuovere la Poggiali". Al massimo avrebbero potuto "segnalarla agli organi disciplinari o all’autorità giudiziaria" senza certezza però che "avrebbero rimosso" quell’infermiera. Per la procura generale di Bologna, si era trattato invece di "erronea applicazione della legge penale" a partire dalla "posizione di garanzia" rivestita dai due imputati: tesi che aveva fatto breccia nei giudici della Cassazione restituendo a Ravenna l’assise-bis.