
Faenza, 9 agosto 2025 – Non erano imprevedibili quegli eventi catastrofici che a metà settembre 2024 avevano flagellato soprattutto Traversara e anche Faenza. E non lo erano né a portata duecentennale né a quella trentennale.
Un risultato, quello fissato nella prima consulenza sull’ultima alluvione ravennate, che farà sobbalzare diverse persone sulle sedie. Vuoi perché potenzialmente apre a nuovi scenari, soprattutto dal punto di vista investigativo (il fascicolo per disastro colposo è stato aperto in prima battuta contro ignoti). Vuoi perché finirà con l’acuire i malumori di chi si era ritrovato con la casa distrutta o fortemente danneggiata dalle esondazioni del Lamone.
Per parlare della relazione, della quale non fanno ancora parte le analisi sui carotaggi eseguiti a fine mese scorso sulle fessurazioni apertesi sull’argine del fiume tra Traversara e Boncellino, l’avvocato Roberta Alessandrini, per conto del comitato ‘Noi ci siamo’, ha avuto di recente un incontro in procura dal quale è emerso, tra le altre cose, che si è in attesa dell’imminente deposito della relazione tecnica sulle altre due alluvioni nostrane: quelle verificatesi nel maggio 2023. Le sorprese potrebbero insomma non essere finite qui.

Anche per le prime due alluvioni, i titolari dell’inchiesta sono i pm Daniele Barberini e Francesco Coco. E si procede sempre per disastro colposo contro ignoti: ma non è detto che sarà sempre così. Anche perché nelle indagini di una certa mole, spesso si verifica un’azione di spacchettamento. Una separazione di argomenti che gli addetti ai lavori indicano con la parola ’stralci’: e che potrebbe delinearsi anche per le tre alluvioni ravennati, magari per aspetti particolari (vedi taluni manufatti o determinate scelte di gestione del territorio).
Per quanto riguarda il futuro dei fascicoli nel loro complesso, per individuare eventuali aree di responsabilità penale, oltre alle tante audizioni di testimoni fin qui fatte in procura e al materiale sullo stato dei luoghi via via raccolto, molto, come sta accadendo per l’alluvione del 2024, passerà attraverso le consulenze affidate a suo tempo ai tre professori del politecnico di Milano Gianfranco Becciu, esperto in costruzioni idrauliche; Claudio Giulio Mari di Prisco, geotecnico; e Daniele Bocchiola, idrologo. I tre ingegneri sono a loro volta coadiuvati dai loro ricercatori.
Dagli elaborati conclusivi, la procura vuole in estrema sintesi capire se quanto accaduto in appena un anno e mezzo sul territorio ravennate, fosse prevedibile e, nel caso, se fosse prevenibile. Le prime riposte sul 2024 vanno verso una precisa direzione, soprattutto per quanto riguarda i tempi di ritorno di fenomeni di quella portata sul Lamone: non di 200 anni e nemmeno di 30. Più che mai la domanda diventa ora d’attualità: ma si poteva allora evitare?