Reggio Emilia, 4 agosto 2019 - "Fra, se lo vuoi sapere li avevamo (all’Italghisa, ndr) pippato. Tutta la discoteca era fuori, uno spray intero tutto dentro l’Italghisa". È solo un passaggio delle conversazioni intercettate il 30 marzo scorso (contenute nell’ordinanza del gip di Ancona) tra le sette persone accusate di aver utilizzato lo spray al peperoncino.

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Una maxi operazione effettuata dai carabinieri del comando provinciale di Ancona, che ha portato all’arresto di sette individui (residenti nel modenese), tutti accusati di aver messo in atto la drammatica tragedia di Corinaldo. Dove sono morte 6 persone (foto) nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, di cui cinque minorenni. Schiacciati e asfissiati nella calca generata dal gesto folle di spruzzare spray al peperoncino in un luogo chiuso, in mezzo alla pista, prima del concerto del noto rapper Sfera Ebbasta.

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Alla base dell’operazione ci sono loro sei: Ugo Di Puorto 19 anni, Badr Amouiyah (19), Moez Akari (22) Andrea Cavallari (20) Souhaib Haddada (20) Raffaele Mormone (19) Andrea Balugani (65). Ci sarebbe un settimo, come detto in precedenza. Ma il 19enne Eros Amoruso è morto lo scorso 24 aprile, in un incidente stradale a Castelfranco Emilia.

Corinaldo, arresti (foto Antic)

Quello che però emerge dalle indagini, è la proporzione della banda. Accusata di aver compiuto furti con la stessa modalità (approfittare del caos creato dallo spray al peperoncino) in ben 60 città, passando dal Lazio al Trentino, fino ad arrivare in Francia. E inevitabilmente, dentro il calderone è caduta anche a Reggio.

Non solo a Corinaldo, dunque. La vicenda dell’Italghisa risale alla notte di Natale del 2017. Le modalità erano state sempre quelle. Prima il caos creato con lo spray urticante, poi il furto di oggetti ai clienti: ma in quell’occasione si riuscì a identificare un 21enne originario di Torino, che fu successivamente arrestato.

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Torino per l’appunto. Perché quella stessa gang che colpì l’Italghisa, fu collegata anche a un’altra tragedia, quella di piazza San Carlo a Torino, dove durante la finale di Champions League tra la Juventus e il Real Madrid, si scatenò il panico: due morti il resoconto della nottata. E nove reggiani feriti (dei 1.600 totali); inizialmente si pensò a una bomba, ma a scatenare la fuga incontrollata fu il solito, maledetto spray al peperoncino.

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Secondo gli investigatori due componenti di quella banda furono i responsabili dello scompiglio all’Italghisa, tra cui appunto l’arrestato. Ed emerge ora dalle indagini dei carabinieri come siano sempre gli stessi di Corinaldo, all’interno dei 7 arresti effettuati ieri.

Un filone unico. Tragico per la gravità degli eventi. Agghiacciante - da quanto emerge - per come la banda, incurante dei morti, continuasse a portare avanti la folle strategia. Quella notte di Natale, all’Italghisa, non ci furono vittime. Anzi, fu possibile arrestare un 21enne torinese, grazie all’intervento tempestivo di un cliente della discoteca, che riuscì a inseguire il giovane, poi fermato al di fuori del locale dalla sicurezza e del titolare Luca Redeghieri.

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Il processo è tutt’ora in corso. Ma insieme al 21enne - secondo quanto emerso dalle intercettazioni - c’era anche una seconda persona. E sarebbe stato proprio a lui a ripetere la frase a un amico, relativo all’abuso di droga. Un quadro complesso, ma che sta iniziando a prendere forma. Insieme alla consapevolezza di come, dietro i frequenti episodi concentrati in pochi mesi, ci fosse una vera e propria banda organizzata. E non banali gesti goliardici di alcuni ragazzi sprovveduti.