Modena, 4 agosto 2019 - Quando i carabinieri sono andati a prenderli a casa, tra ieri e venerdì notte, i loro genitori erano increduli e sconvolti. I figli si sono alzati dal letto, si sono stropicciati gli occhi e alcuni di loro hanno detto ‘non è vero’, facendo spallucce.

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Fatto salvo poi, in carcere, piangere a dirotto davanti agli avvocati. Sei famiglie della provincia di Modena, genitori che lavorano, integrati nella comunità (unico contesto di criminalità riguarda Di Puorto) hanno scoperto che i loro figli sarebbero componenti di un’associazione a delinquere finalizzata a commettere furti e rapine e potrebbero aver causato la strage nella discoteca di Corinaldo, dove morirono sei persone (foto). 

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Corinaldo, arresti (foto Antic)

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Di Puorto è il nome che spicca all’interno del gruppo: il 19enne è il figlio di Sigismondo Di Puorto, boss dei casalesi per anni referente del clan nella zona di Modena dove ha vissuto assieme alla famiglia a San Prospero, un piccolo paese diventato, assieme ad altri centri abitati nelle campagne, centro nevralgico per la camorra. Quando Di Puorto ‘senior’ è finito in carcere nove anni fa, arrestato in un nascondiglio a San Cipriano d’Aversa, gli agenti della squadra mobile hanno trovato nel covo la foto di un bambino, suo figlio.

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Quel bimbo che nel frattempo cresceva a San Prospero assieme alla madre e ai parenti e iniziava a compiere i primi reati, collezionando un paio di denunce per furto. Sulla sua pagina Facebook il rifiuto di qualsiasi autorità, come dimostra quanto scritto in un post: «Sbirri figli di p...». A volte il suo compagno di scorribande era Badr Amouiyah, coetaneo, anche lui tra gli arrestati per la strage di Corinaldo. Un altro è Moez Akari, detto ‘il maestro del gas’ per la sua abilità nel gestire lo spray al peperoncino. 

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«Quei due si vedevano spesso insieme – dice il sindaco di San Prospero Sauro Borghihanno sempre creato problemi alla comunità, una volta hanno danneggiato una panchina e imbrattato l’autorimessa del Conad con un estintore. Piccoli episodi rispetto a quello di cui sono accusati».

Per Di Puorto il padre è sempre stato un esempio, un modello su un piedistallo: nella sua pagina Facebook compaiono un paio di foto del boss con un bambino in braccio e il post-dedica del figlio: «La lontananza mi fa capire solo quanto ti vorrei vicino a me e mi rende forte e orgoglioso di te perché papà come te nascono una volta ogni 100 anni e sopratutto a testa alta come sempre!».

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Badr Amouiyah, di origine magrebina, ha ricevuto ieri mattina in carcere la visita del suo avvocato. «Piangeva – dice il legale – pare che a Corinaldo ci fosse anche lui ma dice di non essere stato negli altri locali degli episodi contestati».

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Di Puorto è anche molto legato a Raffaele Mormone, suo cugino che vive a San Cesario sul Panaro, altro paese della provincia. In zona non è molto conosciuto, forse si è trasferito da poco e continua a frequentare il paese dove vive Ugo. Cugini molto legati e accomunati da un tatuaggio: la scritta ‘devil’

Da quanto trapela dalle indagini la banda per mettere a segno i colpi agiva di solito divisa in due batterie. Spesso i ragazzi viaggiavano in treno e dormivano in albergo pagando con carte di credito scoperte. O commetendo altre truffe.