Brescello (Reggio Emilia), 26 giugno 2019 - Tapparelle serrate, finestre chiuse. Nessun movimento, nessuno sguardo da dietro le tende. Via Pirandello, a Brescello, è il riassunto dell’omertà. Del ‘non vedo, non parlo, non sento’ che è la forza della mafia. Mentre una trentina di poliziotti entrano nei civici 1 e 3, per arrestare Francesco e Salvatore Grande Aracri (video), padre e figlio - ritenuti esponenti di spicco della ’ndrina di Cutro finita anche oggetto del processo Aemilia - dall’altra parte della stretta strada, dove vivono parenti degli arrestati, non sconosciuti, tutto è immobile. Sono le 3 del mattino. E un altro pezzo di ’ndrangheta in Emilia si sta sgretolando nel silenzio della notte. 

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La scia del denaro - il commento di Beppe Boni

Un passo indietro. È l’una di notte, in via Cipriani, a Bologna. Dalla caserma Smiraglia, sede del Reparto mobile e punto di raccordo delle forze, coordinate dalla Squadra mobile di Luca Armeni, sta per partire il convoglio che, diretto a Reggio Emilia, a Parma e Piacenza, dovrà eseguire le sedici misure cautelari di ‘Grimilde’. La strega di Biancaneve è la ’ndrangheta made in Emilia. Quella che apre ristoranti, mette su imprese edili, ricicla denaro per alimentare i suoi commerci, per infiltrarsi nel ‘sistema’. Il corteo di lampeggianti blu parte e illumina l’A1. Il punto di incontro dei trecento operatori di polizia è la questura di Reggio. Auto in borghese, furgoni dei reparti, volanti. Diciannove squadre mobili, da tutt’Italia, sono chiamate all’azione. Un’azione che parte silenziosa e veloce, alle 3.

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Ci sono da eseguire le misure, sequestrare beni e società per 3 milioni di euro, perquisire oltre ottanta case. Seguiamo il convoglio che parte alla volta di Brescello, il paese reso famoso da Guareschi, che adesso deve la sua notorietà anche alla famiglia Grande Aracri. I poliziotti si fermano in via Pirandello, una strada periferica. L’aria è fresca, ma pregna dell’odore nauseante delle porcilaie vicine. Dopo una rapida bonifica della strada, si avvicinano e suonano il campanello di Francesco Grande Aracri, fratello maggiore del boss Nicolino, condannato all’ergastolo nel processo Aemilia.

Nel cielo si libra l’elicottero. Il rumore spezza la notte, ma nessuno, a parte gli abitanti delle case al civico 1 e al 3, dove vive il figlio di Francesco, Salvatore, sembrano accorgersi della inconsueta presenza dei tre blindati blu e della mole di polizia. Nella strada dietro, altre squadre stanno intanto arrestando Paolo Grande Aracri. La notte, lenta, cede il passo all’alba, le case vengono perquisite per ore, arrivano gli avvocati difensori. Ma la strada resta sospesa in un senso di assenza. La mafia, qui c’è. Ma nessuno la vuol vedere.

Truffa allo Stato: sequestri per 2,3 milioni

Una maxi truffa della 'Ndrangheta ai danni dello Stato è stata scoperta in seguito ad accertamenti patrimoniali svolti dalla Dia di Bologna nell'ambito di un'attività nata come sviluppo investigativo dell'indagine 'Aemilia'. Coordinata dal procuratore Giuseppe Amato e dal sostituto Beatrice Ronchi, la Dia ha dato esecuzione a provvedimenti di perquisizione a carico di diversi soggetti criminali e a sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 2 milioni e 300 mila euro.