Ancona, 30 gennaio 2017 –  Una persona semplice, riservata, ma dallo spiccato senso di solidarietà. Era così l'insegnante di lettere Alessandro Vitaletti, ucciso a coltellate sabato sera a Sassoferrato da un uomo poi subito arrestato.  «A Natale e Pasqua - rivelano i familiari - sapeva sempre sorprenderci portando in casa per il pranzo della festività alcune persone che si trovavano in difficoltà per problemi di solitudine». Aggiungere un posto a tavola o anche di più, durante le ricorrenze, per Alessandro era una modo perché la festa fosse piena e realmente sentita prima di tornare ad impegnarsi sulla sua amata professione che condivide con la sorella, la madre e il papà Domenico, deceduto dieci anni fa e conosciutissimo in paese per il suo ruolo di storico preside della scuola media sassoferratese. 

Il ricordo del figlio

Laureatosi nel 2000 in lettere a Perugia con 110 e lode, nel 2005 ha iniziato il lungo percorso a tappe delle cattedre scolastiche sempre come insegnante di italiano tra Arcevia, Cerreto d’Esi, Moie e Castelplanio. Lo scorso anno l’approdo alla carica di insegnante di ruolo alla Marco Polo di Fabriano a cui a settembre è seguita quella a Serra San Quirico alla scuola media dell’istituto Don Mauro Costantini.

LA LETTERA DEGLI STUDENTI - E' toccante la lettera della classe 3A della scuola media di Serra San Quirico: "Oggi ci siamo svegliati sperando che tornando a scuola la avremmo visto salire le scale con il bicchiere di caffè in mano ed il tablet sotto braccio. Grazie di essere stato la nostra fonte di cultura per il futuro, grazie di averci spinto sempre a fare di più, a dare il massimo", scrivono gli alunni che concludono la lunga lettera con un disegno e il messaggio: "Ci mancherà, Prof, grazie di tutto". Uno stralcio della missiva è stato pubblicato oggi nel sito dell'Istituto Costantini, scuola dove la vittima insegnava. "Con le parole scritte stamattina dagli alunni, sgomenti e profondamente colpiti da quanto accaduto al professor Vitaletti - si legge nel sito - condividiamo il dolore di quanti lo hanno conosciuto, amato e stimato. L'intera comunità scolastica, sconvolta da tanta efferata violenza, si stringe, unita, a familiari ed amici, nel ricordo del professore tragicamente scomparso". 

LA SCUOLA SOTTO CHOC - Stefania Sbriscia, la dirigente scolastica spiega: «Oggi è stata una giornata non facile. Gli studenti sono sconvolti, in una realtà così piccola come la nostra la violenza sembra una realtà lontana ed invece ci ha toccato da vicino. Ora siamo al fianco dei ragazzi per aiutarli a superare lo choc, per tutta la settimana due psicologi ed un pedagogista saranno a disposizione dei ragazzi, per percorsi individuali o di classe, e dei genitori che ne faranno richiesta. In soli quattro mesi di insegnamento Vitaletti era riuscito a farsi amare e stimare da tutti per la professionalità e la profonda umanità, ci mancherà molto». 

LA DIFESA - Sebastiano Dimasi, 55 anni, indagato per l'omicidio di Vitaletti, si è difeso nel corso di un interrogatorio-fiume, sostenendo: "Non volevo ucciderlo, mi sono solo difeso. Mi si è avventato contro e mi ha urlato 't'ammazzo'». Dimasi, separato dalla moglie, che lo aveva anche denunciato per minacce, non accettava la frequentazione della donna con il docente, a sua volta separato. Difeso dall'avvocato Enrico Carmenati, il muratore sostiene la tesi della legittima difesa (ha anche lui una ferita da taglio ad un ginocchio) ma non è chiaro cosa abbia dichiarato sul coltello, e soprattutto, se abbia negato che fosse suo. L'arma non è stata ancora ritrovata.

Dopo il fatto, ha sostenuto, sarebbe fuggito per paura. Una notte di ricerche, e poi l'arresto a Scheggia (Perugia), non lontano dalla casa in cui era andato a vivere dopo la separazione. Per la convalida del fermo (l'accusa contestata è omicidio volontario) sono competenti la procura e il Gip di Perugia, ma probabilmente gli atti verranno condotti per rogatoria ad  Ancona. Intanto il pm Serena Bizzarri ha disposto l'autopsia sul cadavere della vittima, in programma il primo febbraio. Al momento ogni ipotesi è ancora aperta: dall'omicidio premeditato alla provocazione fino, anche se pare poco probabile, alla legittima difesa. Nel frattempo Dimasi resta in carcere ad  Ancona.