Le operazioni di trasporto in mare a 2 miglia dal porto di Fano (Fotoprint)
Le operazioni di trasporto in mare a 2 miglia dal porto di Fano (Fotoprint)

Fano (Pesaro Urbino), 18 marzo 2018 - Si solleverà una colonna d’acqua di 30-40 metri. Sarà questo l’effetto visibile dalla costa, lunedì mattina, dello scoppio in mare della bomba inglese da 250 kg rinvenuta martedì 13 in Sassonia. Ad intervenire saranno nuovamente i 10 palombari del Gruppo operativo subacquei della Marina Militare, guidati dal capitano di corvetta Therry Trevisan.

AGGIORNAMENTO La bomba fatta brillare in fondo al mare

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In foto il capitano di corvetta Therry Trevisan

Il capitano di corvetta Therry Trevisan (Fotoprint)

Capitano Trevisan, lunedì la bomba sarà distrutta?

«Non possiamo dare la certezza perché le condizioni meteo per lunedì non sono ottimali, sono previsti mare mosso e vento. Cercheremo, comunque, di intervenire per porre fine ai disagi, visto che l’area è interdetta non solo alla navigazione ma anche alla viabilità aerea».

La bomba di Fano (foto Marina Militare)

Perché anche gli aerei?

«Perchè in caso di scoppio si può creare un’onda verticale».

Come sarà fatta brillare?

«Dovremmo decidere se lasciarla sul fondo o sollevarla di qualche metro. Se il meteo lo consentirà o la solleveremo a mezz’acqua, se no la lasceremo sul fondo e se proprio non ci consentiranno di intervenire aspetteremo condizione meteo migliori».

Quali i differenti effetti delle due opzioni?

«Se la bomba rimane sul fondale gli effetti dello scoppio potrebbero essere avvertiti maggiormente».

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Lo scoppio provocherà danni all’ambiente marino?

«No. Prima di far brillare l’ordigno ci sarà una carica di circostanza, a basso quantitativo di esplosivo, per far allontanare i pesci. Poi si farà brillare la bomba».

In quanti opererete e quanto esplosivo userete?

«Saremo in 10 con 2 gommoni. La quantità di esplosivo è una informazione riservata. Sono a Fano da ieri e già mi sono incontrado con il comandante della Capitaneria di porto».

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E’ un’operazione rischiosa?

«Il rischio c’è sempre. Anche se domani saranno superate le 144 ore, il movimento potrebbe nuovamente attivare la bomba la cui particolarità è la spoletta ritardata. Abbiamo una fase minimale nella quale lavorare con una certa sicurezza. Un ordigno in fase di armamento, come una bomba d’aereo, è sempre pericoloso anche dopo anni».

Il vostro è un lavoro di alta professionalità, ma di grande stress?

«Il personale è sottoposto a test per valutare il livello di logicità anche in situazioni di stress e poi c’è la professionalità acquisita in Italia, in Europa e negli Usa».

Quanti interventi in un anno?

«Noi abbiamo sette nuclei di attività di sminamento che nel 2017 hanno fatto brillare 22 mila ordigni. Rientro da Grado dove abbiamo distrutto più di 500 proiettili di cui era pieno un trabaccolo utilizzato dagli austro-ungarici nella prima guerra mondiale».