Francesco, affetto da sindrome  di Down
Francesco, affetto da sindrome di Down

Fermo, 11 gennaio 2019 - Quello che un bambino diverso pensa di sé dipende dalla sguardo degli altri ed è proprio lo sguardo delle persone che bisogna educare. Marco Moschini trova sempre le parole giuste per far capire le cose: è stato maestro di scuola e resta insegnante di vita, a testimoniare, nei fatti, come si costruisce conoscenza, coscienza, serenità. Le storie delle famiglie che vivono l’esperienza della disabilità trova qui una strada nuova, quella costruita da Moschini con i pensieri, i libri, gli incontri e le frasi costruite sui sentimenti vissuti. Francesco ha la sindrome di Down, la sua è una disabilità grave, ma i suoi genitori gli hanno costruito un’esistenza piena, ricca, carica di cose da fare e di incontri da custodire. La mamma, Maria Clotilde Luca, aveva un’ esperienza importante maturata all’istituto Montessori, un cuore grande, ma anche una certa severità, quello che si può fare si deve fare, senza sconti, con la serenità degli ostacoli che la vita pone a tutti. Francesco è oggi grande, sorridente, senza parole ma con tanto amore intorno. È con lui che prosegue il nostro viaggio tra chi vive l’esperienza della disabilità.

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Tutto è cominciato con una storia d’amore. Marco Moschini e Maria Clotilde Luca si sono conosciuti a un corso sulla disabilità, a Senigallia, entrambi insegnanti, lei con una esperienza professionale all’istituto Montessori di Fermo. Si sono riconosciuti, stessa intelligenza, stessa sensibilità. Insieme hanno avuto il primo figlio, Michele. Il secondo è arrivato sei anni dopo, quasi a suggellare quel primo incontro è nato disabile. È Francesco.

Maria Clotilde ha chiesto subito di vederlo, non gliel’hanno permesso: «La diagnosi me la sono fatta da sola, appena ho visto quel piccoletto sul viso, i segni della sindrome di Down erano lì. Poi ho capito anche che aveva dei problemi di salute, a sei mesi pesava appena tre chili e mezzo, l’hanno dovuto operare al cuore al Lancisi di Ancona e non era per niente scontato che vivesse. E invece, ce l’abbiamo fatta, ce l’ha fatta ed è iniziata l’avventura».

Marco ha avuto bisogno di un po’ di tempo per capire: «La notizia della sua disabilità mi ha sconfortato, avevo bisogno di farlo sapere a qualcuno per avere reazioni che mi incoraggiassero. Maria Clotilde è stata più forte di me e la sua famiglia non ci ha mai lasciati soli, non ci siamo mai sentiti soli. Tutto quell’affetto mi ha salvato e mi ha fatto andare avanti». Ci sono stati giorni difficili, Marco dice che la vita così si rinegozia un giorno dopo l’altro, si trovano sempre nuove risposte a domande sempre più complesse: «Insegnavo alla don Dino Mancini e Francesco era alla stessa scuola. Imiei alunni mi chiedevano come mai Francesco non avesse i capelli, loro la diversità non la coglievano in altro modo. Allora ho cercato spunti di riflessione e proprio nella diversità ho trovato motivi di riscatto. Ho scritto un libro ‘Rapatori di teste’ che comincia così: ‘Le erbacce sono piantine delle quali non sono stati scoperti i pregi’. Volevo dire che è dalla conoscenza che arriva l’accettazione, l’integrazione, la consapevolezza».

Nel frattempo Michele è diventato ingegnere meccanico, mentre Marco e Clotilde si aprivano all’affido. Prima è arrivata Lucia, tre anni appena, poi Attilio, del Camerun, e infine Khaled, afgano. Raccontano i Moschini: «Francesco dalla loro presenza ha avuto solo benefici, amava stare a tavola tutti insieme, giocare con loro, fare le bolle di sapone. Erano i suoi fratelli». Attilio è anche dentro un altro libro di Marco Moschini, ‘Non ci provare a prendermi in giro’, era il fratello grande che difendeva Franceschino da ogni presa in giro. «Ci vuole coraggio a essere diversi – sottolinea il maestro Moschini –. In ognuno dei miei libri raccontavo un po’ di me, delle mie preoccupazioni per Francesco».

Oggi Francesco ha una vita piena, a Montepacini ha trovato una dimensione di normalità, alla Bottega delle idee ha vinto tante paure, fa sport con Filippide e con i cavalli, guidato da Chiara Ricci, il futuro è un’incognita: «Ai bambini – sottolinea Marco – ho sempre insegnato che gli scarti non esistono, che anche un rifiuto può diventare un giocattolo bellissimo, anche le persone che molti rifiutano hanno dentro un segreto importante».