
Comacchio, l’urbanista di Unife Romeo Farinella analizza la grave situazione di Volano e avanza soluzioni
La pineta di Volano sta morendo. Le cause? L’ingressione di acqua salata di qualche anno fa e l’eccessiva presenza dei daini, dieci volte superiore alla ipotetica capacità. Il sottobosco è quasi completamente scomparso e sopravvivono solo le piante di ortica e di stramonio. Della situazione del lido di Volano parliamo con Romeo Farinella, urbanista di Unife "Oggi le coste e i territori deltizi vanno trasformati in laboratori di ricerca progettuale e gestionale per quanto riguarda gli aspetti legati ai cambiamenti climatici, ai processi di urbanizzazione, allo sfruttamento turistico dei litorali e delle risorse naturali. Lo dimostra la straordinaria, e sempre più aggressiva erosione della spiaggia del lido di Volano, ma no solo quella".
Cosa si può fare per cambiare tutto questo? "Non esistono soluzioni pronte ma processi da innescare e azioni da calibrare nel tempo medio-lungo. Dobbiamo però dotarci di un approccio votato alla complessità".
In che modo? "Aiuterebbe una gestione unica della Costa, come in Olanda e il superamento degli approcci settoriali. L’Olanda si è fatta promotrice di progetti come i ’Room for the River’ e i ’Sand Motors’ che molti paesi nel mondo stanno applicando".
Nel caso ci fosse un unico ente da da dove bisognerebbe cominciare? "Da progetti in grado di intrecciare strutturalmente i ripristini ambientali, come la ricostituzione del sistema dunoso, le politiche urbanistiche, le aree di laminazione delle acque, la riforestazione ’umida’ di un territorio rurale ricco di relitti di antichi boschi".
La vicinanza con la statale Romea cosa comporta? "La Romea è un dato del problema, non è il problema, certo una politica nazionale e locale di potenziamento del trasporto pubblico aiuterebbe".
Cosa si potrebbe fare ancora? "Il territorio ferrarese è anfibio ma manca di una cultura dell’acqua intesa come promozione e conoscenza. Non esiste ad esempio un museo-laboratorio della ’civiltà dell’acqua’ incentrata sul patrimonio paesaggistico e cartografico associato alle bonifiche. Un museo attivo e diffuso nel territorio che metta in relazione manufatti industriali e idraulici con la rete dei canali, gli ecosistemi naturali, i paesaggi rurali delle risaie e incentrato sui capisaldi storici di Comacchio, Codigoro e Mesola. La conoscenza e coscienza di chi siamo aiuterebbe a definire l’approccio e la storia anfibia e idraulica del delta, costituisce una chiave di volta. Non sarà un lavoro semplice ma non si può scappare. Le soluzioni "tecniche" le abbiamo bisogna rinnovare la politica e le forme di cittadinanza".
Claudio Castagnoli