Ferrara, 4 ottobre 2018 - Consob era a conoscenza di due lettere inviate da Bankitalia in merito all’aumento di capitale di Carife, ma di fatto non ne conosceva i contenuti. In quei documenti però (uno datato ottobre 2010 e l’altro aprile 2011) erano contenute precise indicazioni relative ai paletti fissati da palazzo Koch riguardo all’operazione da 150 milioni per la quale oggi sono a processo undici persone.

Informazioni «rilevanti», secondo Giuseppina Pantana, funzionaria di Consob che si è occupata del procedimento relativo all’approvazione del prospetto informativo per l’aumento di capitale della Cassa estense, e che avrebbero permesso all’autorità di vigilanza di definire «un profilo di rischiosità diverso». È questo il nucleo centrale della testimonianza di Pantana che, rispondendo alle domande dei sostituti procuratori Barbara Cavallo e Stefano Longhi, ha ripercorso i rapporti tra l’ente di vigilanza e la Carife nel periodo immediatamente precedente all’aumento di capitale. Un passaggio centrale soprattutto per gettare luce sulle accuse di falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza.

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Il primo focus riguarda i dati di bilancio finiti sotto la lente di Consob. E qui, secondo la tesi della procura, spunterebbe già la prima magagna. Ci sarebbe infatti un piano stilato dalla società di consulenza Boston Consulting che, nel 2010, descriveva una Carife in perdita. Dato previsionale del quale, stando alla testimonianza di Pantana, Consob non sapeva nulla.

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«Se fosse stato noto – precisa la funzionaria – avrebbe dovuto essere rappresentato nel prospetto, per definire il profilo di rischio». Di più. Secondo la procura ci sarebbero «importanti discrepanze tra i dati preventivati e quelli effettivi». In aula si è infatti parlato di una perdita effettiva «doppia rispetto alle previsioni» e di un patrimonio netto «inferiore di un terzo rispetto all’aumento di capitale».

Numeri che l’organo di vigilanza ignorava. «L’emittente (Carife, ndr) – spiega Pantana – avrebbe dovuto indicare che i dati previsionali ed effettivi non erano in linea. Se questo fosse stato segnalato l’investitore avrebbe capito che parte dell’aumento sarebbe stato assorbito dalle perdite».

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Il secondo snodo fondamentale è quello che riguarda le due lettere di Bankitalia, secondo l’accusa tenute nascoste (almeno in parte) a Consob. Le missive forniscono due indicazioni: primo, l’aumento di capitale deve essere di «almeno» (e questa è la parola chiave) 150 milioni. Secondo, l’indice di stabilità Tier 1 Ratio deve essere all’8%. Pantana chiarisce di essere a conoscenza dell’esistenza delle due lettere, ma di averne appreso i contenuti «solo in fase di indagini». Quindi molto tempo dopo. Anche in questo caso, prosegue la funzionaria, sarebbero state informazioni importanti per «definire il profilo di rischio». Ma chi aveva il dovere di informare Consob di quelle due lettere? La teste non ha dubbi. «L’obbligo – scandisce – era in capo a Carife ed è nei poteri discrezionali di Bankitalia».