Un paziente curato in terapia intensiva
Un paziente curato in terapia intensiva

Ferrara, 15 ottobre 2021 - Stabilire la causa esatta della morte di Mauro Gallerani, il centese di 68 anni affetto dal Covid, deceduto dopo essere stato curato per una settimana in telemedicina da Alberto Dallari, 67 anni, neurologo reggiano e dopo un mese di ricovero all’ospedale Sant’Anna di Cona. E, soprattutto, chiarire se le cure ricevute in entrambe le situazioni fosssero le più adeguate alle condizioni di salute di Gallerani. Questi i quesiti che ieri il pm Ciro Alberto Savino ha posto al medico legale Guido Viel prima dell’inizio dell’autopsia.

Il magistrato ha così esteso gli approfondimenti non soltanto all’operato del neurologo che fa parte dell’Assistenza 999 di IppocrateOrg , ma anche alle cure che sono state somministrate alla vittima dai sanitari che lo hanno seguito dal momento in cui è entrato in ospedale a Cona, il 3 settembre scorso, fino al sette ottobre quando il suo cuore ha cessato di battere per le conseguenze dell’infezione.

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Un’indagine a 360 gradi sull’assistenza prestata al sessantottenne, al di là del fatto che l’unico nome iscritto nel registro degli indagati resta quello di Dallari, accusato di omissione di soccorso e di decesso per colpa medica. Il pm vuole un quadro clinico completo di come Gallerani – che aveva deciso di non vaccinarsi – è stato assistito dall’inizio della psotività al Covid fino alla morte. Come ricostruito ormai da giorni, il centese aveva deciso di affidarsi all’inizio, pare su consiglio di un’amica, a Dallari che lei conosceva perché aveva curato altre persone nel Ferrarese. Così Gallerani era entrato in contatto con il neurologo – e non tramite IppocrateOrg , secondo quanto sostenuto dallo stesso Dallari – che per sei giorni lo ha curato con antibiotico, antinfiammatorio, eparina e cortisone. Fino al consiglio di assumere Invectemina , un fermifugo che fa parte della terapia alternativa per affrontare il Covid consigliata dai medici di IppocrateOrg. Prescrizioni che sono contenute giorno per giorno nelle chat finite sotto la lente della magistratura, estrapolate dai telefoni cellulari della vittima e del medico, entrambi sequestrati dalla Polizia che sta eseguendo le indagin. Al setaccio anche le mail che si sono scambiate Dallari e Gallerani, almeno fino a quando il centese, con "una saturazione molto bassa", come ammesso dallo stesso medico reggiano in una lunga intervista alcuni giorni fa, non è entrato a Cona.

"Gli consigliai di chiamare l’Usca – ha spiegato Dallari – che però mi risulta sia intervenuta soltanto il giorno successivo. E poi c’è da capire il decorso che ha avuto in ospedale, dove è rimasto più di un mese. Io riuscìì a parlarci al telefono il 9 settembre quando molto agitato mi disse che voleva assolutamente uscire e io gli consigliai si seguire le terapia dei sanitari. Poi so che è stato sedato, tracheostomizzato e poi la morte".

E proprio sulle cure ricevute si deve concetrare il medico legale nominato dalla Procura che ieri ha eseguito l’autopsia sul corpo di Gallerani da cui non sarebbe emerso niente di particolare riguardo a quanto ci si potesse aspettare che emergesse in prima battuta. Ma saranno gli accertamenti successivi e le analisi a dover dare risposte, in particolare se Gallerani poteva essere salvato con un intervento e una terapia più efficace fin dai primi giorni di positività e se da quando ha scoperto la positività al Covid, gli sono state somministrate le migliori cure. Le indagini si stanno incentrando anche sul capire se effettivamente nella vicenda di Gallerani non ci sia alcun collegamento con IppocrateOrg .