Mauro Rango, presidente di IppocrateOrg, parla al Senato
Mauro Rango, presidente di IppocrateOrg, parla al Senato

Ferrara, 12 ottobre 2021 - "Non ci risulta che alcuna persona che ha fatto richiesta di assistenza ad IppocrateOrg sia mai stata ricoverata né tantomeno sia deceduta presso l’ospedale Sant’Anna di Ferrara". A cinque giorni dal decesso di  Mauro Gallerani – il 68enne centese che si era affidato alla ‘telemedicina’ dopo aver scoperto di avere il Covid –, IppocrateOrg rompe il silenzio. L’associazione, che si prefigge lo scopo di assistere a domicilio e gratuitamente i malati di Coronavirus, parla attraverso un post sulla propria pagina Facebook, smentendo di avere avuto in cura il centese. L’uomo, lo ricordiamo, prima del ricovero a Cona era seguito per via ‘telematica’ da un medico reggiano che figura tra i volontari dell’associazione.

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Dopo il post su Facebook, il presidente Mauro Rango ha parlato durante una trasmissione su Rete4, ribadendo l’estraneità di IppocrateOrg ai fatti. "Il paziente deceduto a Ferrara – ha spiegato davanti alle telecamere di Mediaset – non ha mai contattato IppocrateOrg. Non esiste corrispondenza o e-mail" con questa persona che, ripete, "non è mai stato un nostro paziente". Sempre durante l’intervista, Rango allontana da sé e dai medici dell’associazione l’etichetta di ‘no vax’ e ‘no mask’.

"Noi portiamo le mascherine e siamo a favore del distanziamento – ha precisato –. Siamo a favore del vaccino per i soggetti fragili ma non per i bambini". Se il paziente centese sia entrato in contatto con il ‘camice bianco’ reggiano attraverso l’associazione o a titolo personale è uno degli aspetti su cui gli inquirenti stanno cercando di gettare luce.

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Al momento, il medico non è formalmente indagato anche se la procura sta già svolgendo i primi atti formali. È quindi probabile che nelle prossime ore venga iscritto nel registro degli indagati, anche a sua garanzia difensiva in vista dell’autopsia sul corpo del 68enne. L’esame autoptico non verrà svolto prima di giovedì, in attesa di capire se la salma sia ancora positiva al Covid e, in tal caso, di trovare una sala adeguata per svolgere le operazioni. I reati ipotizzati dal pubblico ministero Ciro Alberto Savino sono omissione di soccorso e decesso per colpa medica. Gli inquirenti hanno acquisito cellulare e computer della vittima e ora stanno scandagliando le chat per trovare riscontri alle ipotesi accusatorie.