MARIO BOVENZI
Cronaca

Tra i tavoli un futuro senza barriere: "Diamo lavoro. Il sapore della vita"

Guida ai ristoranti cooperativi dove trovano impiego persone fragili. Ecco ‘381 storie da gustare’ e il Fienile

Guida ai ristoranti cooperativi dove trovano impiego persone fragili. Ecco ‘381 storie da gustare’ e il Fienile

Guida ai ristoranti cooperativi dove trovano impiego persone fragili. Ecco ‘381 storie da gustare’ e il Fienile

E’ la 381 la legge che ha segnato la nascita delle cooperative sociali. Ed è ‘381 storie da gustare’, il nome del ristorante dove lavorano ragazzi che hanno trovato un futuro senza barriere. Sorrisi tra i tavoli, piazzetta Corelli 24, Ferrara. "Non si viene qui solo per un buon piatto, si viene qui anche per sentire il sapore della solidarietà. Quella vera", spiega Carla Berti, vicepresidente della cooperativa sociale Il Germoglio. Ed è buono il profumo che esce da trattorie e bioagriturismi, pizzerie, bar. Esperienze gastronomiche autentiche, legate alle tradizioni. Basta scorrere le pagine del ‘Il Gusto della Cooperazione’, la guida ai ristoranti cooperativi promossa da Confcooperative e Fondosviluppo e realizzata dall’editore ‘Pecora Nera’. Prima edizione. L’Emilia-Romagna fa la parte del leone. Con 31 ristoranti su 109, è la regione più rappresentata in questa pubblicazione, pensata per esplorare le realtà cooperative che, attraverso la ristorazione, coniugano gusto, inclusione sociale e valorizzazione del territorio. Ferrara non sfigura. Con ‘381 storie da gustare’ e Il Fienile di Baura in via Raffanello 79, a Baura. Nella frazione, in un’antica corte colonica ristrutturata, ragazzi con disabilità, giovani a volte usciti dal carcere, dal tunnel delle dipendenze cercano una strada mentre portano un vassoio, tagliatelle e vino rosso. Si creano anche prodotti a chilometro zero, dai frutti della terra. Agricoltura sociale si chiama. "Alla fine sono qui un po’ per caso, ma questo posto è diventato la mia vita", dice Orietta Fozzato, della cooperativa sociale Integrazione Lavoro. E’ lei che prende le prenotazioni, segue con occhio attento il lavoro in sala, quello che succede in cucina. ’Il Gusto della Cooperazione’ racconta 109 ristoranti cooperativi in un itinerario culinario da nord a sud. Ogni ristorante viene descritto con informazioni sulla proposta gastronomica e sulla missione sociale che lo caratterizza. I ristoranti rappresentano un modello virtuoso di imprenditoria sociale, la qualità della cucina si unisce a percorsi di inclusione lavorativa. "Questa è una palestra per chi lascia la scuola e cerca un lavoro – dice ancora Berti, la forza del Germoglio –. E ha bisogno di avere attorno un ambiente protetto, familiare. Noi siamo compagni di viaggio, questi ragazzi camminano con noi, al nostro fianco. Arrivano dalle scuole, enti. Chiedono di noi, chiedono di prendere i ragazzi delle superiori. Il nostro obiettivo è quello di riuscire ad inserire persone con diabilità. Questa la nostra sfida. Chi entra nel nostro ristorante non trova solo un menù da scorrere, buon cibo, trova il sapore dell’inclusione". Sono sempre loro a gestire il bar della scuola Bachelet, quello dell’ospedale di Lagosanto, l’ospedale del Delta. Intorno c’è la campagna, una svolta e appare il Fienile. C’era la stalla, è stata ristrutturata. E’ stata realizzata una casa famiglia, ci sono laboratori, è l’agricoltura sociale. "Abbiamo realizzato un’azienda agricola, trasformiamo i prodotti, facciamo succhi e marmellate, passate di pomodoro, viene lavorata la lana". Nel ristorante si respira un clima familiare. "Siamo aperti sabato sera e domenica a mezzogiorno, su ordinazione. Poi facciamo eventi, matrimoni, cene sociali, battesimi". Orietta è stata per 20 anni nel mondo del volontariato, poi è arrivata la chiamata. "Vuoi venire al Fienile, ho detto sì", svela, un po’ d’orgoglio. Chiara Bertolasi è vice presidente di Confcooperative, responsabile dell’area sociale. "Speriamo che questa guida faccia conoscere ancora di più queste realtà. Non c’è solo il valore del cibo, che certo è buono. Filiere a chilometro zero, ragazzi che trovano un lavoro, agricoltura sociale. C’è un mondo che apre le porte".