REDAZIONE FERRARA

Via al processo sulla coop Bidente e Cisl parte civile

FERRARA

Si è aperto ufficialmente ieri il processo che vede alla sbarra sei imputati accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (caporalato) di centinaia di operai del settore agricolo. Dopo il rinvio per questioni tecniche (difetti di notifiche) dello scorso giugno, ieri il presidente del Collegio, il giudice Piera Tassoni, dopo avere accolto e in parte respinto le richieste di pubblico ministero, difesa e parti civili, ha fissato la prossima udienza al primo febbraio 2023, quando saranno ascoltati cinque operatori di polizia giudiziaria. Intanto ieri è stata ammessa la costituzione di parte civile anche della Cisl Emilia-Romagna. "Il caporalato resta una delle piaghe più insopportabili, vergogna di cui – sottolinea il segretario generale Cisl, Filippo Pieri – anche questa ragione non è indenne. Si tratta di una continua e intollerabile violazione dei diritti che bisogna estirpare". "Sconfiggere il sommerso e lo sfruttamento dei lavoratori – gli ha fatto eco Bruna Barberis, segretaria generale di Ferrara – è vitale anche per le imprese in regole, che subiscono la concorrenza sleale delle aziende disoneste". Le indagini della Guardia di finanza, coordinate dal pm Andrea Maggioni, erano scattate a seguito di un incidente mortale accaduto nella notte tra il 25 e il 26 novembre del 2017, quando un furgone su cui viaggiavano dodici lavoratori agricoli si ribaltò sull’A13, e uno di loro morì. Tutti erano impegnati all’epoca alla Eurovo di Codigoro, nell’ambito dell’emergenza aviaria. Da qui l’inchiesta della procura che ha portato al rinvio a giudizio di sei imprenditori: i forlivesi Elisabetta Zani, Gimmi Ravaglia e Ido Bezzi (presidente, vicepresidente e direttore di cantiere della Bidente) e i marocchini Abderrahim El Absy, Ahmed El Alami e Lahcen Fanane (responsabili legali delle cooperative Work Alliance di Cesena, Agritalia di Verona e Veneto Service).

cri.ru.