Modena, 21 febbraio 2020 - "Alla presenza dei ministri della Difesa Lorenzo Guerini e della Salute Roberto Speranza ci hanno consegnato i certificati medici che attestavano la fine dell’incubo per tutti noi 55 che eravamo qui alla Cecchignola. Adesso ho un solo desiderio: riabbracciare la mia famiglia, mia moglie Valeria e i mie figli Gregorio, di 13 anni ed Edoardo, di 11 e poi mangiare un po’ di tortellini...".

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Per Michel Talignani, 45 anni, modenese di Montale, è arrivato il tanto atteso lieto fine dopo l’odissea che l’ha visto coinvolto, per fortuna senza essere contagiato, nella quarantena per il coronavirus. "Dovevamo prendere il treno - spiega rispondendo al telefono con voce squillante - ma poi c’è stato un cambio di programma e stiamo tornando a casa con un van".
Plurale d’obbligo, perchè assieme a Michel Talignani ci sono anche altri 4 tecnici. "Qui non ho avuto paura, i momenti più difficili sono stati a Wuhan" ha spiegato Paolo Ghiddi pochi istnati dopo aver lasciato la cittadella militare della Cecchignola. Il periodo di isolamento, successivo al rimpatrio di Wuhan focolaio del coronavirus, è ormai un ricordo.
"Tornerò in Cina, per lavoro, prima o poi – ha invece spiegato Giuseppe - a dire la verità sarà più poi che prima".
A casa li aspettano i familiari e una grande festa, organizzata da Valeria, la moglie di Michel Talignan.


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L’appuntamento è per sabato mattina, alle 11, a Montale, davanti alla casa dei due coniugi che hanno esteso l’invito: "A tutti quelli che in un modo o nell’altro ci sono stati vicini in queste settimane complicate". Settimane complicate, precisiamo, per l’ansia con cui sono state comprensibilmente vissute, e non per l’organizzazione e l’accoglienza dei militari e di tutti i sanitari presenti al Cecchignola, nel centro olimpico dell’esercito: "Ci sono tantissime persone che mi hanno dimostrato davvero quanto valgono – spiega Talignani - in primis la mia famiglia che non mi ha mai fatto mancare il suo affetto, il personale medico e infermieristico dell’esercito che non ci ha fatto mai mancare nulla e soprattutto i ragazzi dell’aeronautica che sono venuti a prenderci e ci hanno portato via".
 

Un’efficienza testimoniata anche da Luciano: "Siamo stati accolti bene, la struttura è eccezionale per situazioni di questo genere. Come ho vissuto quei giorni a Wuhan? La gravità della situazione si capiva perché la città era svuotata e hanno iniziato a limitarci nei movimenti, a Wuhan siamo rimasti quasi 15 giorni per lavoro, ma abbiamo avuto tardi la percezione di quello che stava succedendo"