Ravenna, 27 gennaio 2020 -  La Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo per Matteo Cagnoni, il dermatologo di 54 anni accusato dell’omicidio pluriaggravato della moglie, la 39enne Giulia Ballestri massacrata il 16 settembre 2016 in una villa di famiglia da tempo disabitata di via padre Genocchi. L’imputato, secondo quanto ricostruito nelle indagini della polizia coordinate dai Pm Alessandro Mancini e Cristina D’Aniello, con uno stratagemma aveva attirato nella villa la 39enne, da cui si stava separando, per poi ucciderla sia a bastonate che scaraventandola contro un muro. Movente: il disonore legato al fatto che lei avesse un nuovo compagno.

Cagnoni risarcisce con 4 milioni di euro

Il nuovo difensore, Gabriele Bordoni, ritenendo non contestabili le sentenze di primo e secondo grado – verdetto di colpevolezza, ergastolo – aveva puntato tutto sulla perizia psichiatrica, per valutare quelle che erano le condizioni del medico al momento dell’omicidio. Cagnoni, che non ha mai confessato, si invece è visto confermare l’ergastolo.

Processo Cagnoni, la lettura della sentenza del 2018. Il video

Il cadavere della donna era stato scoperto un paio di giorni dopo: Cagnoni era stato fermato alle prime ore del 19 settembre al culmine di una rocambolesca fuga dalla villa paterna di Firenze. L’uomo, difeso dall’avvocato Gabriele Bordoni, si trova tutt’ora in carcere a Ravenna: ma, in ragione del passaggio in giudicato della condanna, verrà probabilmente trasferito in altra struttura per espiare la pena definitiva. I primi permessi non potrà chiederli prima del 2026 mentre per avanzare istanza di libertà condizionale, dovrà attendere il 2042.

Le parti civili (i familiari, il Comune e tre associazioni) hanno revocato la loro costituzione in ragione dell’avvenuto risarcimento per un totale di circa 4 milioni di euro definito di recente anche grazie alla mediazione del padre dell’imputato, il 90enne Mario Cagnoni già primario dell’ospedale Careggi di Firenze. Un valore del resto che rispecchia quello del sequestro conservativo dei beni dell’imputato, poi confermato sino in Cassazione, emesso dalla Corte d’Assise ravennate con apposita ordinanza del 6 marzo 2019 in accoglimento alla specifica istanza dell’avvocato Giovanni Scudellari, parte civile per i genitori e il fratello della vittima (quest’ultimo anche in qualità di tutore dei tre figli minorenni della coppia). Del resto le provvisionali esecutive, rese note alla lettura della sentenza di primo grado del 22 giugno 2018, ammontavano a 500mila euro per i genitori di Giulia, Franco e Rossana; 150 mila per il fratello Guido; e tre milioni per i tre figli.