Reggio Emilia, 25 ottobre 2021 - È stato arrestato nella notte tra sabato e d omenica Dante Sestito, 70 anni, originario di Cutro e residente a Cadelbosco Sopra, in provincia di Reggio Emilia. Secondo la Procura della Repubblica di Reggio Emilia – il pm Piera Cristina Giannusa, che coordina le indagini condotte dal Nucleo Investigativo dei carabinieri – è lui l’autore dell’omicidio di Salvatore Silipo, il 28enne ucciso negli uffici della ’Dante Gomme’ alla periferia del paese. Le accuse sono quelle di omicidio, ricettazione e porto illegale di armi e munizioni.

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Dante Sestito, ora in carcere, insieme alla vittima, Salvatore Silipo
Un’esecuzione. La ricostruzione degli investigatori inquadra gli avvenimenti intorno alle 15,30 di sabato pomeriggio, quando all’interno degli uffici della ‘Dante Gomme’, in via Verga 6/A nella zona industriale di Cadelbosco, Sestito avrebbe ammazzato Silipo con un colpo d’arma da fuoco alla nuca. A distanza di ventiquattro ore trova conferma il fatto che si sia trattata di una vera e propria esecuzione.

Gli inquirenti definiscono "plausibile" il fatto che Silipo, (come sostengono i familiari) assieme al fratello Francesco e al cugino Piero, dopo essere entrati negli uffici-reception dell’officina, siano stati fatti inginocchiare e Sestito, arrivato alle spalle dei tre, avrebbe freddato a bruciapelo il 28enne. Il 70enne non si sarebbe fermato lì, se non fosse stato per due fattori concomitanti. La prontezza di riflessi del fratello della vittima, nel bloccare il presunto omicida; e, dopo essere scappati, fratello e cugino avrebbero fermato l’auto di due carabinieri in transito per andare a fare servizio d’ordine allo stadio Reggio.

Dopo aver chiamato i rinforzi, i due militari si sono precipitati in officina e hanno bloccato Sestito, disarmandolo. La pistola, una ‘Smith & Wesson’ calibro 44 Magnum, sequestrata dai carabinieri assieme a 18 munizioni, è risultata rubata e detenuta illegalmente dallo stesso presunto autore del delitto.
 

Il movente. Cosa può aver spinto Sestito ad agire con tale efferatezza? Due gli elementi che rilevano. Silipo aveva improvvisamente interrotto il rapporto di lavoro con i Sestito una decina di giorni fa. Contestualmente, nella ricostruzione compiuta dai due sopravvissuti ai carabinieri, il titolare lamentava degli ammanchi di pneumatici, verosimilmente imputandoli a Silipo. Una versione che dovrà essere confermata dagli inquirenti.
 

In passato. La ‘Dante Gomme’ è già salita agli onori della cronaca giudiziaria. Nell’estate del 2019, a seguito di un’inchiesta della Dda di Bologna, era emerso che fosse nel mirino di un attacco, a colpi di pistola, dei fratelli Mario, Michele e Cosimo Amato. Figli di quel Francesco Amato, già condannato in ‘Aemilia’ (19 anni in primo grado, pena ridotta in appello a 16 anni e 9 mesi), protagonista di un clamoroso sequestro ad un ufficio delle Poste, alla periferia della città. I tre fratelli Amato, tra il gennaio e il febbraio del 2019, si erano resi protagonisti di vari tentativi di estorsione a colpi di pistola e ‘pizzini’ lasciati sulla porta di ristoranti e pizzerie in provincia di Reggio. Il raid all’officina non si concretizzò, perché i tre furono arrestati (per queste vicende sono stati condannati con pene che vanno dagli 8 ai 6 anni).

A distanza di poco più di un anno, la ‘Dante Gomme’ rispunta nelle carte dell’inchiesta ‘Billions 2020’ della Procura reggiana. Un’indagine che vede coinvolte 193 persone, e che si incentra su reati come false fatturazioni, frodi fiscali, bancarie e bancarotta. Secondo l’ordinanza del Gip di Reggio la ‘Dante Gomme’, "pur essendo operante nel campo indicato dall’oggetto sociale, parte del volume dei suoi affari è rappresentato da fatture per operazioni inesistenti". Antonio Sestito, uno dei due figli di Dante, è stato sottoposto, sempre in quell’inchiesta, prima agli arresti domiciliari e ora all’obbligo di firma.