
Le lunghe file che si sono formate ieri alle fermate dei bus tra sorprese, disagi e proteste
"Il 33 per Candia è stato cancellato, perché?". La signora, piuttosto avanti con gli anni, non crede ai suoi occhi e soprattutto cerca una soluzione per tornare a casa che di primo acchito non riesce a individuare. Un autista di Conerobus pronto a salire sul suo bus per riprendere il giro da piazza Ugo Bassi, con fare gentile si avvicina e le comunica che "oggi (ieri, ndr) signora è come se fosse domenica e dunque il 33 non c’è".
Il primo giorno dell’orario estivo straordinario, trasformato da feriale in festivo fino al 23 agosto, è un autentico bagno di sangue. Il Carlino ieri mattina ha voluto constatare con mano la situazione delle corse, delle frequenze e delle attese. E non sono buone notizie per Conerobus. L’azienda, ma soprattutto il socio di maggioranza, il Comune di Ancona, hanno fatto male i loro calcoli. Pensavano di trovare una città chiusa per ferie, in realtà quei tempi, quando ad agosto in giro c’erano solo quattro gatti, sono ormai passati. E così hanno tagliato le corse col falcetto. Ci sono stranieri e immigrati sì, ma la maggior parte dei potenziali passeggeri sono anziani, donne con bambini piccoli, disabili. Un universo umano a cui è stato limitato l’unico modo di spostarsi in città. L’orario rispettato è quello domenicale o di Ferragosto, ma attorno ci sono decine di auto in circolazione e negozi aperti.
Abbiamo iniziato questo test, in uno dei giorni più caldi dell’anno, alle 9 e per due ore non ci siamo mossi da piazza Ugo Bassi, cuore pulsante del trasporto pubblico locale di Ancona. Se le frequenze di transito di 1/3 e l’1/4 – da Posatora e Tavernelle verso stazione, centro e Passetto -, le linee festive più utilizzate, sono passate da 7-10 minuti a 35-40 minuti, non si capisce perché il 12 (Piano, stazione biglietteria) resti fisso nei suo 10 minuti e parta ogni volta con una media di 0-2 passeggeri. Il 94 (Portonovo) non sgarra di un minuto, è frequentato, ci mancherebbe, ma lo sforzo voluto dalla giunta Silvetti su Portonvo è titanico rispetto alle corse ordinarie. Molti bus arrivano dalla periferia sud (21, 41, 22, 44, extraurbano ecc.), scaricano decine di passeggeri, ma poi muoiono lì per poi tornare verso quartieri nuovi, frazioni e così via. Intanto tra un bus verso il centro e l’altro passano 10-15 minuti e in quel lasso di tempo sotto la pensilina dei toroidi si assiepano decine di persone.
Fa caldo, gli ultraottantenni, e sono tanti, soffrono visivamente e molti non hanno neppure la forza per protestare: "È davvero uno scandalo imporre questi orari come se fosse una domenica; ma voi lo vedete la gente che c’è?" ci dice una pensionata che attende l’1/4 per andare agli Archi. Alle 9,43 precise arriva l’1/4 e risolve un poco la situazione, ma pochi minuti dopo altre decine di persone si sono radunate. Una mamma fa fatica a sorreggere il figlio con difficoltà deambulatorie. L’1/4 delle 10,18 arriva con sei minuti di ritardo (guasto alla portiera poi riparato), l’autista non crede ai suoi occhi: sul marciapiede ci sono più di 100 passeggeri. Una parte resta a terra e aspetta il prossimo 1/3. E domani andrà ancora peggio: c’è il mercato al Piano.