Ancona, 18 giugno 2018 - Più di due ore d’intervista a 'Chi l’ha visto?' per sviscerare un caso delicatissimo e lanciare un nuovo, importante appello: "Chi ha avuto rapporti sessuali non protetti con Pinti non abbia paura di parlare e si metta subito in contatto con la polizia".

Carlo Pinto, capo della squadra mobile di Ancona mercoledì utilizzerà ancora una volta il potente mezzo televisivo per diffondere il messaggio. L’indagine sul 35enne che potrebbe aver contagiato 228 persone, è solamente agli albori. Il numero di coloro che hanno contratto la malattia è destinato purtroppo ad aumentare. Ma se l’ostracismo e la paura si metteranno di traverso, per gli organi inquirenti rischia di essere tutto, maledettamente più complicato.

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Ecco perché si cerca di battere il ferro finchè caldo, con la speranza di far venire allo scoperto chi ha saputo di essere stato contagiato. Finora sono quattro quelli accertati. Tra questi l’ex moglie di Pinti, deceduta proprio a causa della malattia che potrebbe esserle stata trasmessa dal marito, la ragazza che ha poi fatto scattare l’arresto dell’autotrasportatore originario di Montecarotto, una ragazza di Cupramontana e una professionista di Ancona che sarebbe l’origine del contagio.  Pinti avrebbe contratto l’Hiv proprio dopo un rapporto con lei. La donna non è stata ancora ascoltata dalla Mobile. 

La Procura potrebbe stralciare anche un nuovo fascicolo d’accusa da quello originario. Stavolta con un’ipotesi di reato più pesante, l’omicidio volontario. L’accusa è relativa alla morte della ex moglie di Pinti. 

Rischiano di finire nei guai anche tutti coloro che sapevano, sospettavano la malattia di Pinti e non hanno mai detto nulla. Il silenzio e l’omertà in questo caso possono essere stati determinanti, perchè ogni minuto risparmiato sarebbe stato prezioso per gli investigatori per fermare in tempo l’untore. Che invece avrebbe continuato a chattare e ad avere rapporti sessuali non protetti anche con uomini. Il legale di Pinti ha chiesto la scarcerazione del suo assistito per motivi di salute. Ora il magistrato dovrà valutare e decidere se mandare Pinti in una casa protetta, una struttura sanitaria in grado di curarlo.

a.mas.

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