Corinaldo (Ancona), 8 dicembre 2018 -  "Solo in Italia succedono queste cose, è finita la vita per me e a mia moglie". Sono le parole di Giuseppe Orlandi, padre di Mattia Orlandi, 15 anni, di Frontone, uno morti nella calca della discoteca di Corinado, all'uscita dell'obitorio dell'azienda Ospedali Riuniti di Ancona. "Era andato con la navetta, era la seconda volta che ci andava. Mio figlio non me lo ridarà nessuno". Con lui altri parenti e la moglie, dopo il riconoscimento della salma salgono subito in auto per lasciare Torrette.

Strage in discoteca, cosa sappiamo finora

Asia Nasoni

E' la mattina dopo l'incubo. Poco prima delle 2, passata appena un'ora dalla tragedia, l'atmosfera è incandescente, dentro e fuori la discoteca nella campagna alle porte di Corinaldo. Reazioni contrastanti, dalle crisi di pianto a un'iperattività sospetta; volti tirati, riugati dalle lacrime, reazioni violente, spintonamenti, risse tra giovanissimi sedate con difficoltà.

All'improvviso i carabinieri accompagnano un ragazzo dalla zona dove sono stati adagiati i feriti e le vittime, tutte coperte da un lenzuolo, in una stanza all'interno della discoteca: "E' stato lui a spruzzare lo spray al peperoncino!" urla un giovane in maniche corte e il viso da adolescente incattivito mentre cerca di farsi largo in mezzo al cordone di carabinieri che, a fatica, riescono a tenere a bada lui e il gruppo di esagitati che si è tirato dietro. Pochi minuti dopo è un ufficiale dei carabinieri, appena uscito dalla stanza degli interrogatori, a gettare acqua sul fuoco: "Non è stato lui, non c'entra niente, abbiamo soltanto raccolto la sua testimonianza".

Sfera Ebbasta, i precedenti con lo spray ai concerti

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E la sua testimonianza, il giovane la ripete davanti alla folla che poco prima voleva addirittura linciarlo, prima che l'arcano fosse chiarito. In particolare ai più arrabbiati per quanto successo dentro la discoteca e per il tragico epilogo: "Io non ho fatto nulla - ha confermato il ragazzo, residente nel Corinaldese -, ero assieme ad altri amici, loro possono confermare che io non ho fatto nulla di male. I carabinieri hanno voluto parlare con me perché durante la serata, prima che accadesse il fattaccio, una bomboletta spray l'avevo vista girare per la discoteca, l'avevo notata in mano ad alcune persone e questo ho raccontato agli inquirenti. Chi mi conosce sa che una cosa del genere non la farei mai, mica sono stupido".

“Era mia figlia, aveva solo 14 anni, vi rendete conto...?”. Riusciva a stento a tenersi in piedi, e urlava in lacrime davanti all'obitorio degli ospedali Riuniti di Ancona la madre di una delle vittime. Alla donna, sorretta da una parente, i sanitari presenti hanno messo una pesante coperta sulle spalle per coprirsi. Molti congiunti delle giovani vittime, arrivati all'obitorio, parlavano in lacrime al telefono, altri sedevano fuori della struttura impietriti dal dolore in una situazione quasi irreale. Alcuni genitori delle vitime avevano atteso i figli fuori dalla discoteca, attrezzati anche con coperte in auto per riportarli a casa alla fine del concerto. Per loro sono stati attivati servizi di assistenza psicologica.

Disperato anche lo zio di uno dei ragazzi morti: "Ho dovuto guardarlo quattro volte perché non lo riconoscevo. Non so quante ore è stato lì sotto", ha detto davanti all'obitorio. C'è anche il padre del ragazzo, ma è lo zio che è sceso nel seminterrato per effettuare il riconoscimento e racconta quegli istanti al presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli e al direttore generale degli ospedali Riuniti di Ancona Michele Caporossi.

Paolo, il marito di Eleonora Girolimini, la donna di 39 anni morta nella calca, è distrutto: "Non ce la faccio a dire niente. Solo che quattro figli sono rimasti senza la loro mamma e uno di loro prende ancora il latte. Parlerò più avanti per dire quello che è successo lì dentro. Non era un concerto ma una discoteca strapiena di gente e piena di alcolici. Il concerto doveva iniziare alle 22 e invece non iniziava. Porti tuo figlio lì ed erano tutti ubriachi". 

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Ognuno delle centinaia di giovanissimi ha una storia da raccontare per quanto accaduto stanotte. Alcuni si presentano in condizioni psicofisiche deficitarie, incapaci di capire a fondo cosa sta succedendo intorno. Altri, molto lucidi, ricordano i disperati tentativi di mettersi in salvo e non solo: "Nel giro di pochi secondi ho sentito bruciarmi la gola - racconta Matteo, 15enne della Vallesina -, la stessa sensazione provata da altre persone che, come me, erano sulla pista da ballo. All'improvviso tutti hanno iniziato a spingere verso l'uscita di sicurezza posteriore del locale che immette su una specie di cortile, dove di solito si va a fumare. Un fiume umano fino a quando la calca si è fatta insopportabile e ho visto ragazze e ragazzi cadere a terra o volare nel vuoto oltre la balaustra. In poco tempo si è fermato un cumulo di corpi dove io ero rimasto incastrato. Quando mi sono liberato ho provato ad estrarre altri corpi, riuscendoci in un paio di occasioni. Attorno a me corpi a terra, feriti, altri che avevano perso i sensi. Essendo un bagnino ho praticato le manovre rianimatorie nei confronti di due persone, fino a quando sono arrivati i soccorsi".

Ermes a 14 anni e stanotte era la prima volta che andava a ballare alla Lanterna Azzurra: "Non so se ci tornerò, vorrei, ma credo che non sarà più possibile - riferisce il ragazzino in attesa di essere visitato in pronto soccorso a Torrette per una sospetta lesione agli arti inferiori, vicino a lui la madre, più distesa -. Sono stato travolto da altre persone, non ho capito più niente. Avevo le gambe incastrate, per fortuna alcuni amici sono riusciti a tirarmi fuori. Mi sono ritrovato disteso sopra una barella senza più le scarpe e il giubbetto".

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Alla serata tragica era presente anche Greta Narducci, una 19enne di Imola. Anche lei, insieme al suo fidanzato, ha rischiato la vita. "Una scena da brividi. Avevo persone sopra e sotto di me - ha raccontato ancora incredula Greta -. Mi sentivo soffocare. Una ragazza che era ancora più sotto di me urlava e diceva ‘sto morendo, sto male’. Poi qualcuno mi ha tirata su e mi sono salvata“.