Bologna, 17 marzo 2020 - Ecco il nuovo bilancio della regione Emilia Romagna: 478 in più di ieri (meno di ieri che erano più di 500). "Una buona notizia - si chiede Venturi -? Si ma non abbastanza". Complessivamente sono dunque 4.000 casi in Emilia Romagna, un terzo con sintomi lievi che si curano a domicilio. Le guarigioni sono 134: un dato che conforta. In terapia intensiva ci sono 223 persone (26 più di ieri), i decessi arrivano all'impressionante numero 396 decessi, 50 in più di ieri.

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In dettaglio, questi sul territorio i casi di positività: Piacenza 1.204 (131 in più rispetto a ieri), Parma 800 (93 in più), Rimini 578 (69 in più), Modena 460 (20 in più), Reggio Emilia 299 (58 in più), Bologna 333 (complessivamente 42 in più, di cui 10 a Imola e Medicina, 32 a Bologna), Ravenna 124 (10 in più), Forlì-Cesena 144 (di cui 74 a Forlì, 22 in più rispetto a ieri, e 70 a Cesena, 19 in più rispetto a ieri),  Ferrara 58 (14 in più rispetto a ieri). 

Le vittime

Purtroppo, però, crescono anche i decessi, passati da 346 a 396: 50, quindi, quelli nuovi; per 4 delle persone decedute erano note patologie pregresse, in qualche caso plurime, mentre per le altre sono in corso approfondimenti epidemiologici. I nuovi decessi registrati riguardano 26 residenti nella provincia di Piacenza, 6 in quella di Parma, 3 in quella di Rimini, 4 in quella di Reggio Emilia, 3 in quella di Modena, 1 a Forlì e 3 in quella di Bologna, due dei quali a Medicina; due persone decedute erano residenti fuori regione.

"Siamo tenaci"

"Siamo emiliano e siamo romagnoli: insieme abbiamo una grande forza, la consapevolezza di essere una comunità. Sono sicuro che ce la faremo, che usciremo da questa brutta situazione che ci è capitata perché siamo tenaci - è lo sprone di Venturi, che ha anche raccontato di avere un amico e un collega tra le vittime odierne del Covid -. Dobbiamo sostenere i dipendenti del servizio sanitario, fargli sentire che siamo al loro fianco".

Il calo

"Ci aspettiamo per la fine di questa settimana o per l'inzio della prossima di vedere il risultato della segregazione a cui siamo tutti sottoposti", spera Venturi che sottolinea come i dati di oggi siano il risultato di contagi avvenuti due settimane fa.

I posti letto

Nello specifico: 606 posti letto aggiuntivi a Piacenza (di cui 40 per terapia intensiva), 585 a Parma (49 terapia intensiva), 342 a Reggio (42 terapia intensiva), 246 a Modena (66 terapia intensiva), 324 nell’area metropolitana di Bologna e Imola (91 per terapia intensiva), 68 a Ferrara (21 terapia intensiva), 309 in Romagna (in particolare: 145 Rimini, di cui 23 per terapia intensiva; 56 Ravenna, di cui 12 per terapia intensiva; 55 Forlì, di cui 8 per terapia intensiva; 47 Cesena, di cui 17 per terapia intensiva, 6 Lugo).

I tamponi

"Siamo pronti con un piano di potenziamento dei tamponi per cercare i positivi asintomatici: verrà fatto un test a tutti i dipendenti del servizio sanitario nazionale e a tutti i condenzionati - sottolinea Venturi -. Sarà un piano diversificato per province che hanno esigenze differenti. Non è tanto una questione di cura: i sanitari sono capaci di riconoscere il Covid-19 anche senza tampone. Lo facciamo perché vogliamo che gli operatori del servizio sanitario siano tranquilli nello svolgere il loro lavoro.

I ventilatori

"Con la Regione Lombardia siamo in contatto continuamente e grazie a un loro metodo con un ventilatore riusciamo a collegare quattro pazienti - spiega il commissario Sergio Venturi -, quindi stiamo moltiplicando i nostri sforzi".

Inoltre, Stefano Bonaccini ha comunciato che cinque preziose macchine per la ventilazione polmonare sono state consegnate oggi alla Regione. I macchinari, completi di accessori, servono per attrezzare cinque postazioni di terapia intensiva, così necessarie in questa guerra contro il coronavirus.

La foritura prodotta da una ditta parmense era originariamente destinati all'esportazione negli Emirati Arabi Unit.  I dispositivi, requisiti dai Nas di Parma in collaborazione con l'Agenzia delle Dogane, sulla base del decreto disposto dal Prefetto di Parma, vengono ora messi immediatamente a disposizione degli operatori sanitari dell'Emilia-Romagna.

Bonaccini ha ringraziato i militari e il Nas per il loro supporto: "È un'operazione in linea con l'auspicio avanzato all'inizio dell'emergenza: questi maccinari prodotti in Italia devono rimanere nel nostro Paese, arrivando, se necessario, alla loro requisizione".

Il bilancio di ieri

"State a casa o sarà una tragedia"

"Dobbiamo dare tutti una mano, mai come oggi i comportamenti individuali sono decisivi, perché altrimenti sarà una tragedia". A dirlo il governatore dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. "Chi non ha necessità di andare al lavoro, di rifornirsi di alimentari o per motivi di salute, stia a casa e rispetti tutte le norme indicate, perché è il modo migliore e più importante per contenere il contagio". Altrimenti, ha concluso Bonaccini, "abbiamo preso misure molto restrittive, ma se serve se ne prendano anche altre: davvero adesso sono i giorni più difficili, in cui il picco non è ancora arrivato, ma sono quelli che premettono a una discesa". 

Più mascherine

Sulle mascherine il Governo "deve accelerare". L'invito viene dal presidente dell' Emilia- Romagna e della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini. "Per la sola Emilia- Romagna ogni giorno servono più di 150.000 dispositivi solo per il settore sanitario e sociosanitario. Poi ci sono le lavoratrici e i lavoratori delle aziende rimaste aperte".

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Bonaccini ha vissuto come una "cosa indecente" lo stop di altri Paesi all'esportazione delle mascherine verso l'Italia. E sottolinea che la produzione interna non basterà: bene dunque il reperimento dei dispositivi di protezione anti-virus da tutto il mondo. In Emilia- Romagna, sottolinea poi il governatore, "abbiamo fatto un piano che porta a triplicare i posti letto in terapia intensiva e quelli per gli acuti. Stiamo per firmare un accordo con la sanità privata", in base al quale "anche loro come il pubblico daranno la possibilità di accogliere persone infettate. Ma i dispositivi di protezione individuale sono indispensabili e mi auguro che il Governo garantisca tutto quello che serve".

Tamponi a tappeto

L' Emilia- Romagna, al contrario di altre regioni italiane, non sta pensando a una campagna di tamponi a tappeto per delimitare con più precisione la presenza del coronavirus. Ma "ci attrezzeremo, come qui siamo abituati a fare", nel caso dalla comunità scientifica arrivasse una richiesta in questo senso. Così, sottolinea il governatore Stefano Bonaccini è nata anche la scelta della zona rossa a Medicina (VIDEO). "Siamo sempre pronti a fare- prosegue Bonaccini- ciò che chi ha competenza, preparazione e professionalità ci indica. Noi ci mettiamo non solo a disposizione, ma siamo pronti a fare a tappeto quello che ci verrà indicato". Fin qui però, fa notare Bonaccini, i tamponi sistematici sono stati raccomandati solo in una primissima fase del contagio.