Fano, 4 dicembre 2018 - Il caso è chiuso. Il Lisippo è dell’Italia e il Getty Museum di Malibù lo deve restituire. La Corte di Cassazione ha deciso e scritto l’ultima parola: la confisca dell’opera è definitiva. Respinti quindi i ricorsi dei legali del Museo di Malibù, gli avvocati Alfredo Gaito di Roma ed Emanuele Rimini di Milano, che hanno lottato con ogni arma del diritto per far rimanere il bronzo sul piedistallo del Getty Museum dove è ben avvitato da fine anni Settanta. Fano-Davide vince contro il Golia della California. Una vittoria storica che arriva a mettere un punto su una contesa decennale. Per la giustizia italiana non c’è più nulla da dire. Ma ora si apre un altro capitolo. Non di certo più semplice. Perché far attraversare l’oceano al Lisippo non sarà una passeggiata. E neppure a passo spedito.

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La partita ora cambia campo e si giocherà tutta sull’altra sponda dell’Atlantico. La notizia della pronuncia della Cassazione è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri. Per ora c’è solo il dispositivo. Che sancisce il rigetto delle richieste del Getty e dà ragione all’Italia e a Fano. Le motivazioni dovrebbero arrivare nel giro di qualche settimana. E su quelle la Procura di Pesaro preparerà la rogatoria per rendere esecutivo il provvedimento in California. «Aspettiamo di leggere e poi ci metteremo subito al lavoro» commenta soddisfatto il procuratore della Repubblica di Pesaro, Cristina Tedeschini. E soddisfatta è anche il pm Silvia Cecchi, da anni in prima linea nella battaglia per riottenere la statua: «Una vittoria che è il frutto di un lavoro di gruppo – dice – Era un caso davvero complesso e alla fine abbiamo avuto ragione».

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E ora? «Ora gli argomenti sono su due piani – continua Cecchi - uno il piano della rogatoria. E per come è impostata questa ordinanza che, tra le altre cose, ha stabilito inoltre che il bene è stato ritrovato in acque territoriali, abbiamo buone opportunità di successo. L’altro piano è che noi siamo un paese fonte e da un punto di vista politico è tutto interesse del Getty ridarci il Lisippo. Si emenderebbero di un passato che ha molte ombre. Non a caso sono stati costretti a restituire tantissime opere, come ‘Zeus sul trono’. Questo li faciliterebbe molto nell’ottica di avere scambi vantaggiosi. Noi abbiamo molto da offrire in termini culturali».

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«È una grande gioia – esulta l’avvocato Tristano Tonnini delle Cento Città, l’associazione culturale, presieduta dal Alberto Berardi, che fece ripartire le indagini sul Lisippo – ora si apre un altro capitolo. Vediamo se il Getty manterrà la propria promessa. Aveva detto che, dietro un provvedimento di confisca, si sarebbe attivato da solo per restituirla. Staremo a vedere. Forse impugneranno la decisione a Strasburgo». La pronuncia della Cassazione è dunque l’ultima parola di un giudice italiano su una battaglia che va avanti da oltre 50 anni. Il Lisippo venne pescato nel 1964 nelle acque al largo di Fano dal peschereccio «Ferruccio Ferri». Per sparire subito e tornare alla luce sul piedistallo del Getty a fine anni Settanta. Nel 2010, il gip Lorena Mussoni ordina la confisca, affermando che la statua è dello Stato italiano, è un bene extra commercium e soprattutto che il Museo lo ha acquistato in mala fede. Due gip (Di Palma e Gasparini) confermano. E la Cassazione ha dato ieri il suo placet. Definitivo.