Crollo ponte Ravenna, l'argine franato sul Ronco (Foto Corelli)
Crollo ponte Ravenna, l'argine franato sul Ronco (Foto Corelli)

Ravenna, 27 ottobre 2018 - «Lo sapevamo, lo temevamo che sarebbe successo questo. Si vociferava da un po’ qui. E sfortuna ha voluto che in quel momento ci fosse una persona su quel ponte». Tra Ghibullo, Longana e San Bartolo, ai lati di quella striscia di fango chiamata Ronco, i residenti scuotono la testa. Un gruppetto di curiosi osserva dall’altra sponda, in via Argine Destro Ronco. Tra di loro c’è Francesco Tarlazzi, per 40 anni guardiano della chiusa per conto dell’ex Genio civile.

È andato in pensione nel 2011, e da allora vive a Ravenna: «Ma fino ad allora abitavo proprio qui – dice indicando una casetta accanto alla chiusa – e ogni tanto, per curiosità, in questi anni venivo a vedere qua come procedevano le cose e poi tornavo a casa nervoso. Sono partiti nel 2011, poco dopo il mio pensionamento. Ricordo, gli ultimi tempi che ero qua, che mi chiesero se potevano montare una gru dentro l’argine, e io dissi loro che era un’idea folle e per fortuna non la attuarono». Il riferimento è ai lavori, effettuati negli ultimi anni, per montare una centralina all’interno dell’argine.

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La stessa centralina che poi è venuta giù insieme al ponte mercoledì pomeriggio: «Bisogna fare molta attenzione quando si lavora sul fiume – prosegue Tarlazzi – perché l’acqua si infila ovunque e trasforma un piccolo passaggio in una voragine». Tra i residenti c’è anche chi sostiene che «è passato qui poco fa un ragazzo, diceva che tempo fa aveva parlato con gli operai e loro stessi sostenevano che sarebbe venuto giù tutto». Voci di paese, forse, ma che ascoltate davanti al baratro del fiume che si è mangiato un argine, il ponte e una vita assumono peso. «Io avevo fatto delle foto, ero certo che sarebbe successo – dice Giovanni Morgagni, giardiniere che ha fatto delle infrastrutture la sua battaglia personale –. Ero stato in Comune, avevo segnalato il problema. Giusto un paio di giorni fa mi chiedevo come fare per mettere i problemi di quell’argine sotto i riflettori, pensavo a qualche iniziativa da fare questa domenica».

Non è molto stupito nemmeno Antonio Lanzoni. La sua casa, sulla Ravegnana, è la più vicina al crollo: è giusto dall’altro lato della Ravegnana. «La chiusa è stata costruita nel 1952 – dice – e lo so bene, perché la mia famiglia vive qui da sempre. Io ieri ero lì quando c’è stato il crollo, ho visto la tragedia. Avevo sentito che c’erano dei problemi ed ero andato a vedere». E anche nelle sue parole affiora il dubbio che quei lavori recenti non fossero stati fatti come si deve: «Erano in corso un paio d’anni fa, me lo ricordo perché approfittarono della strada chiusa per costruire la rotonda. Ed è lì che sono iniziati i problemi».

Il crollo del ponte

Nel frattempo mercoledì pomeriggio la casa è rimasta senza luce: i tecnici di Enel hanno dovuto staccare due grossi tubi della corrente che correvano sul fiume, così hanno installato un gruppo elettrogeno sulla casa che verrà sostituito con un generatore, «perché servirà tempo – dicono i tecnici – e chissà se quella linea sarà ripristinata...». Natascia, che abita nella stessa casa, mercoledì sera ha rinunciato ad andare al lavoro: «Con tutta la confusione delle ricerche... – dice – Io nel pomeriggio ero in casa, ho sentito una forte tremolio e una botta. E dalla porta finestra ho visto la scena della balaustra che cadeva. Sembrava una di quelle scene che si vedono in televisione, terribile».

Col crollo a Ghibullo e Longana si inizia anche a parlare di disagi. «Stamattina non è venuto nessuno – dice Mario Gazzari, al bar ristorante Angolo dei sapori di Ghibullo – perché non siamo più di passaggio. Quando riaprirà? Ci hanno detto 5/6 giorni, chissà...».

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