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13 dic 2021

Covid Veneto 13 dicembre, oltre 50mila positivi. Zaia: "Da lunedì in zona gialla"

"Siamo appesi a un filo", dice il governatore Luca Zaia. Superati due parametri su tre della zona gialla: 450 contagi su 100mila abitanti e l’occupazione delle terapie intensive al 12,8%. Oggi 2.096 nuovi casi, 10 i morti

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Bollettino Covid Veneto, i dati del 13 dicembre 2021

Venezia, 13 dicembre 2021 – “L’infezione sta correndo, da lunedì saremo in zona gialla”. Ad annunciarlo è il governatore Luca Zaia che, dati alla mano, fa il punto della situazione del veneto. “Abbiamo superato la soglia di allerta con due parametri su tre: l’incidenza dei contagi, con 450 positivi su 100mila abitanti, e l’occupazione delle terapie intensive al 12,8%. Siamo appesi a un filo con l’area medica, occupata al 13,7%: ci manca pochissimo per arrivare al limite”. Oggi, con 2.096 nuovi casi su 38mila test, l'incidenza è di 5,50%.

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Natale sarà in giallo, e così Capodanno", afferma Zaia chiarendo che "ad oggi non ci sono prospettive negli algoritmi di zona rossa" e "io non penso neanche all'arancione". Quindi, conclude il presidente del Veneto, "se il problema sono le vacanze di Natale, che vuol dire economia per il Veneto, prenotate pure". Zaia non ha dubbi, in Veneto c’è già aria di restrizioni. “Col bollettino di venerdì potrebbe arrivare la notizia del passaggio in zona gialla, con restrizioni a partire da lunedì. Il passaggio per noi avrà effetto diretto l’uso della mascherina all’aperto, quindi condivido le scelte che stanno facendo i sindaci con le ordinanze”.

Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo in Veneto. 

I dati di oggi

Superata la soglia dei 50mila positivi in quarantena, oggi il bollettino regionale registra 2.096 nuovi casi, ma a fronte di un numero più basso di tamponi rispetto ai giorni scorsi: oggi, su 38mila test, l'incidenza è di 5,50%. Sono 10 morti registrati nelle ultime 24 ore, che portano il totale delle vittime dall'inizio della pandemia a 12.065. Sui 50.585 attuali contagi, 11.607 si trovano nel Padovano dove c’è tensione per la trasformazione di Schiavonia in “covid hospital”. Sono oltre un migliaio i pazienti Covid ricoverati negli ospedali: 916 (ieri erano 894) nei reparti di area medica e 126 in terapia intensiva, con 7 posti letto occupati in meno rispetto a ieri.

Con il Natale in zona gialla, il cambio di colore è atteso a giorni: il governatore lo aveva annunciato per il 20 dicembre, ma la velocità con cui il virus di sta diffondendo potrebbe spingere l’unità di crisi ad anticipare le restrizioni. Con 3.271 nuovi casi e 49.241 positivi in quarantena, ieri il Veneto è risultato la seconda regione in Italia per numero di contagi, subito dopo la Lombardia (3.278) e prima di Emilia-Romagna (1.973), Lazio (1.965) e Campania (1.531).

“Stato di emergenza? Vedremo a fine anno”

Parlando del prolungamento dello stato di emergenza, Zaia dice che "siamo tutti contrari anche perché uscire da questa idea dello stato di emergenza anche psicologicamente farebbe star bene”. Ma sono prudente: vedremo cosa accadrà il 31 dicembre”. Ecco perché: “Se saremo in zona rossa, la vedo dura dire che non serva, il contesto dell'ultimo miglio è quello determinante per la decisione. Oggi la visione sarebbe quella di uscirne".

Pieno consenso ai sindaci che stanno introducendo la mascherina all’aperto, come è successo a Verona e Padova. "I sindaci, che si stanno muovendo prevedendo alcune restrizioni, lo fanno a ragion veduta – conferma il presidente del Veneto – e hanno assolutamente il mio sostegno. Oggi l'assembramento privo di protezione aumenta la diffusione del virus. E possiamo star qui a disquisire giorni e notti sul fatto che all'aperto c'è o non c'è, ma in una fase di epidemia in un assembramento all'aperto tu devi indossare la mascherina e proteggerti. Quindi io alcune scelte che fanno i sindaci le condivido", conclude.

Terze dosi al giro di boa

La campagna vaccinale in Veneto progredisce quasi esclusivamente grazie alle terze dosi, che si apprestano a superare la boa del milione di inoculazioni. Ieri sono state praticate 34.766 inoculazioni di siero anti- Covid, delle quali 31.912 dosi booster, che ora in totale raggiungono quota 977.669.

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Solo 1.721 le prime dosi, e 1.104 quelle di richiamo del primo ciclo vaccinale. Nel complesso, sono 8.293.223 le dosi somministrate dall'inizio dell'anno. I soli residenti in Veneto già coperti con terza dose sono 963.827, pari al 19,9% della popolazione.

La fotografia delle province venete

Ancora Padova in vetta alle classifiche dei contagi di questa nuova ondata di Covid con 388 casi e quasi 12mila persone in quarantena: 11.607 per l’esattezza. Treviso oggi conta altri 521 positivi che, al netto dei guariti, porta il totale dei contagi attuali a 9.654 . La città metropolitana di Venezia oggi registra 452 contagi e 8,465 cittadini in isolamento, mentre a Vicenza ci sono 405 persone risultate positive nelle ultime 24 ore e 8.987 in quarantena.

Nella provincia di Verona gli ultimi contagi sono 203, che portano il conteggio totale a 6.127. Sta sfuggendo di mano anche la situazione di Belluno, con 46 nuovi casi e 1.094 positivi, mentre Rovigo oggi conta 64 positivi in più, per un totale di 1.406 .

Sotto i riflettori dell’Unità di crisi c’è la provincia di Padova, dove i positivi sono quasi 12mila. La situazione è difficile e gli ospedali sono al limite, ma i cittadini sono preoccupati per la scelta della Regione di sospendere le attività sanitarie di base a Schiavonia, trasformato in “Covid hospital”. Un centinaio di medici padovani hanno scritto una lettera a Zaia, chiedendo di riattivare i servizi essenziali, una petizione già sottoscritta da 44 sindaci3mila cittadini e dal capo dell’opposizione in consiglio regionale, Arturo Lorenzoni, convinto che si tratti “di un'istanza legittima e doverosa per il benessere e i servizi di una comunità, quella della Bassa Padovana, che conta quasi 200mila abitanti”.

Zaia: “No vax al lavoro negli ospedali? Frattura tra i medici”

I primari del Padovano hanno chiesto nei giorni scorsi di riportare al lavoro i sanitari sospesi per non aver fatto il vaccino, l’afflusso di pazienti è troppo elevato e sta mettendo a dura prova i reparti. Posto che è una legge nazionale a tenere medici e infermieri non vaccinati lontani dal loro posto di lavoro, secondo il presidente della Regione Veneto Luca Zaia richiamare il personale non immunizzato negli ospedali per affrontare questa quarta ondata di Covid non risolverebbe il problema della mancanza di personale e non sarebbe nemmeno molto semplice da gestire per i rapporti tra colleghi. Certo, "più uomini e donne della sanità abbiamo meglio riusciamo a rispondere", ma "non è che così cambiamo la storia del Coronavirus", afferma Zaia. “L’aria tra colleghi non è quella di dire: 'va bene, non ti sei vaccinato ma torni lo stesso in corsia’. Si è creata una frattura", aggiunge.

Rivedi la diretta di Zaia

Anticorpi moniclonali: il Veneto a che punto è

Sono stati finora 21.055, in Italia, i pazienti Covid che hanno ricevuto anticorpi monoclonali, farmaci destinati a soggetti a rischio di Covid-19 severo, ma con recente insorgenza della malattia. Il Veneto, che arriva a 4.051, resta in cima alla classifica del numero di pazienti inseriti finora nei registri rispetto al totale degli italiani che si sono sottoposti alla terapia. A seguirlo, il Lazio con 3.167 pazienti, Toscana (2.655), Lombardia (1.424) e Campania (1.314). Agli ultimi posti ci sono Molise e Provincia autonoma di Bolzano, rispettivamente a quota 33 e 25.

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Zaia sui no-vax: realtà violenta

Servono nuove vergole, Zaia chiede una regia nazionale per arginare i no-vax. "C'è una realtà anarchica nel Paese, insofferente alle regole e anche con connotati di violenza. I no green pass di oggi sono i no mask di ieri: è tutto un no-Italia che si tiene insieme", sostiene il governatore in un'intervista a Libero.

Nel libro appena pubblicato, “Ragioniamoci sopra. Dalla pandemia all'autonomia”, il governatore del Veneto racconta di come ha affrontato l'epidemia attraverso ''scelte che si sono rivelate corrette, ma che potevano costarmi caro. Io ho un ottimo rapporto con i magistrati, ma se fosse stato vero quello che diceva il governo giallorosso, ai tempi in cui io prendevo queste decisioni estreme, oggi anziché presentare il mio libro dovrei presentare memorie difensive in tribunale, per rispondere di spreco del denaro pubblico. Il lombardo Fontana fu accusato di danneggiare l'Italia per il video sulla mascherina, cosa avrebbero detto a me che ho chiuso il Carnevale di Venezia? Serve autonomia davanti a una tragedia e tutela per chi deve fare scelte difficili in poco tempo. De Gaulle diceva che è meglio una scelta imperfetta subito che una perfetta troppo tardi''.

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