Chiara Barin
Chiara Barin
Cronaca

Cure palliative, cosa sono e come si attivano

L’assistenza che allevia il dolore entra nel dibattito sul fine vita in Emilia Romagna, dove una delibera garantisce il suicidio medicalmente assistito in tempi certi e definiti, in 42 giorni. Tutto quello che c’è da sapere

Cure palliative, tutto quello che c'è da sapere e perché se ne parla nel dibattito sul fine vita

Cure palliative, tutto quello che c'è da sapere e perché se ne parla nel dibattito sul fine vita

Bologna, 11 marzo 2024 – In Emilia Romagna è acceso lo scontro politico e giuridico dopo la delibera regionale che garantisce il suicidio medicalmente assistito in 42 giorni, con un testo - primo in Italia - che recepisce la sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale.

E nel dibattito sul fine vita si parla anche di cure palliative, il cardinale di Bologna e presidente della Cei Matteo Zuppi le auspica per evitare il ricorso ad una pratica come il suicidio assistito, quando può essere una sorta di ‘scorciatoia’ per far finire la sofferenza.

Gli stessi vescovi dell’Emilia Romagna, nel loro attacco al Governatore Stefano Bonaccini e alla sua giunta, indicano le cure palliative come soluzione per chi soffre.

Secondo lo studio ‘Data and Trends in Assisted Suicide and Euthanasia, and Some Related Demographic Issues’ pubblicato su Population and Development Review, dove vengono messe in atto le cure palliative la richiesta di eutanasia o suicidio assistito cala drasticamente.

La ricerca, condotta in 13 Paesi - a cura di Gianpiero Dalla Zuanna, professore di Demografia all'Università di Padova e di Asher Colombo, sociologo dell'Università di Bologna - dimostra come la richiesta consista più nella fine della sofferenza che di fatto nel diritto a morire. 

Proviamo a capirne di più, per non confondere il percorso del suicidio assistito con quello delle cure palliative.

Cosa sono le cure palliative

Le cure palliative rappresentano la risposta ai bisogni dei pazienti affetti da una malattia inguaribile in fase avanzata.

Sono rivolte sia alla persona malata sia alla sua famiglia e non sono unicamente prerogativa della fase terminale della malattia: si possono applicare più precocemente e non trattano solo il dolore ma tutte le componenti fisiche, psicologiche e spirituali.

Obiettivo delle cure palliative è dare qualità e dignità alla vita del malato fino alla fine.

Le cure palliative si rivolgono a pazienti oncologici, ma anche a quelli affetti da patologie croniche come la demenza e la Sla.

I farmaci palliativi utilizzati sono diversi, tra questi cortisonici, oppioidi, antidepressivi, benzodiazepine.

Nel 2023 in Emilia Romagna sono state erogate 58mila prestazioni di cure palliative, in aumento rispetto all’anno precedente quando erano state 46mila. I pazienti che si sono rivolti agli ambulatori pubblici sono stati 3.000 in più rispetto al 2022.

Quando iniziano e come si attivano le cure palliative

Le cure palliative possono iniziare in qualunque momento della malattia e si attivano tramite lo specialista che segue il paziente o tramite il medico di base.

L’idea è quella di alleviare fino ad eliminare il dolore, e quindi anche la sofferenza, anche prima della fase finale della vita.

Il dolore

Il dolore non raggiunge solo il corpo, ma attraverso esso arriva a toccare e condizionare anche l’insieme delle aspirazioni, dei valori e delle convinzioni della persona.

Il concetto di ‘dolore totale’ si riferisce appunto al fatto che il malato non accusa solo dolore fisico, ma anche psicologico, emozionale e spirituale.

La gestione del dolore entra a far parte anche di progetti specifici, come ad esempio “Ospedale senza dolore” nato nel 2001 in Emilia Romagna con l’obiettivo della rilevazione del dolore nei pazienti e la sua trascrizione nella cartella clinica.

Dove si erogano le cure palliative: la rete

Le cure palliative sono garantite negli hospice, in Emilia Romagna sono 23 le strutture di questo tipo con oltre 300 posti a disposizione.

Ma possono essere anche domiciliari e sono erogate anche da ambulatori e ospedali.

Cure palliative e sedazione profonda, le differenze

La sedazione palliativa è una parte delle cure palliative, a cui si arriva nella fase finale della vita. Di fatto, è la riduzione intenzionale della vigilanza del paziente attraverso i farmaci, fino alla perdita di coscienza, al fine di ridurre o abolire un sintomo diventato intollerabile nonostante le cure.

Un sintomo, quindi, diventato refrattario.

E’ importante sottolineare come le cure palliative non accelerano, né rallentano il percorso della morte.

L’intenzione della sedazione palliativa non è porre fine alla vita, ma dare sollievo dalla sofferenza e qui si afferma una differenza fondamentale con eutanasia e suicidio medicalmente assistito.

Fine vita, la volontà del paziente

La legge 219 del 2017 riguarda il consenso informato ai trattamenti sanitari e sancisce il diritto di ogni persona di fare scelte libere e consapevoli sulla propria vita e salute, compresa quella di rifiutare in tutto o in parte i trattamenti.

Ogni persona di maggiore età, in qualunque momento della sua vita, ha la possibilità di esprimere la propria volontà in merito ai trattamenti sanitari (ad esempio per evitare accanimento terapeutico) attraverso le DAT (disposizioni anticipate di trattamento) meglio conosciute come testamento biologico o biotestamento.

Eutanasia e suicidio medicalmente assistito: definizioni e differenze

L’eutanasia è l’uccisione intenzionale, attuata dal medico o da altra persona, mediante somministrazione di farmaci, di una persona mentalmente capace che ne fa richiesta volontaria (EAPC Ethics Task Force, 2015).

Il suicidio medicalmente assistito è l’atto del porre fine alla propria esistenza in modo consapevole mediante la somministrazione di dosi letali di farmaci da parte di una persona che viene’assistita’ da un medico (vidas.it).

Due sono le differenze fondamentali tra l’eutanasia (illegale in Italia) e il suicidio assistito (legittimato dalla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, che ne individua i requisiti).

L’eutanasia non richiede la partecipazione attiva della persona che ne fa richiesta, mentre il suicidio assistito prevede che il soggetto malato assuma da solo il farmaco letale.

L’eutanasia richiede un’azione diretta di un medico, mentre il suicidio assistito prevede che il ruolo del sanitario si limiti alla preparazione del farmaco, che poi il paziente assumerà in autonomia.