
La stazione di San Benedetto
Un pomeriggio d’estate, un gruppo di ragazzi vicino ai binari e un gioco pericoloso che finisce in tribunale. È da lì che parte la sentenza del tribunale di Ascoli che ha condannato i genitori di un minore a risarcire 19.504 euro a un coetaneo colpito all’occhio da un sasso, con tanto di interessi. Un colpo secco, un urlo di dolore, la corsa in ospedale: e una storia che, quattro anni dopo, diventa anche un monito giudiziario.
Era il 14 giugno 2021 quando due adolescenti, amici e compagni di ’avventure di quartiere’, si trovavano nei pressi di una stazione ferroviaria. Secondo la ricostruzione, uno di loro raccolse alcune pietre dai binari per lanciarle il più lontano possibile, quasi per sfida. Ma un sasso ("una grossa pietra, di quelle presenti sui binari"), dopo aver rimbalzato contro una porta di ferro, colpì in pieno volto l’altro ragazzo, provocandogli una grave lesione all’occhio.
La corsa al pronto soccorso di San Benedetto, il referto medico, e infine una consulenza tecnica che parla chiaro: postumi permanenti tra l’8 e il 9 per cento, giorni di inabilità e un dolore ’medio-lieve’ che ha lasciato segni concreti, non solo fisici. La famiglia del ragazzo ferito aveva tentato la strada della mediazione, ma senza esito. Da qui la decisione di rivolgersi al tribunale, invocando l’articolo 2048 del Codice civile, che stabilisce la responsabilità dei genitori per i danni causati dai figli minori.
Una norma che, come ha ricordato il giudice, comporta una responsabilità diretta: scagliare pietre "all’interno di una stazione ferroviaria è fatto che implica la mancanza di idonee misure di vigilanza ed educazione del minore da parte dei genitori convenuti; tanto più, se la versione dei fatti fosse aderente a quella prospettata dall’attore, ovvero il comportamento consistente di tirare pietre verso un proprio coetaneo per il solo motivo di farlo", si legge nelle motivazioni.
Secondo il tribunale il fatto che si trattasse di un semplice gioco, privo di intenzione lesiva non basta. Per liberarsi da quella responsabilità, i genitori avrebbero dovuto dimostrare di aver esercitato un’educazione e un controllo rigorosi e adeguati. Un onere che il giudice ha definito quasi diabolico, tanto da sottolineare come perfino la partecipazione ai colloqui scolastici o il buon comportamento del ragazzo non bastino a escludere la loro colpa.
Alla fine, il verdetto è netto: 19.504 euro di risarcimento. E non è tutto: la compagnia assicurativa di famiglia, chiamata in causa, dovrà coprire l’intero importo e farsi carico anche delle spese legali, oltre 5mila euro. Respinta, invece, l’eccezione dell’assicurazione che aveva tentato di negare la copertura invocando il dolo: il giudice ha escluso che il lancio fosse volontario.