Bologna, 4 luglio 2021 - Alla fine del corridoio al primo piano del Pratello, c’è una stanza singola. Un letto, un piccolo bagno con la doccia e anche una tv. Quattro mura, isolate dal resto dell’istituto minorile, che da lunedì sono diventate la nuova quotidianità del sedicenne assassino di Chiara Gualzetti. L’omicida rimarrà in quarantena per un’altra settimana, come previsto dal protocollo anti-Covid per i nuovi giunti. Lui non parla. Passa le giornate a guardare la tv, controllato a vista e a distanza, dagli agenti della penitenziaria perché il rischio di atti autolesionistici, in base al suo ‘curriculum criminale’, è alto.

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Non parla quasi con gli agenti l’adolescente, non ha chiesto libri da leggere. Il suo mondo, fatto di serie tv, di Netflix e di addominali da mostrare, ombroso e compiaciuto, sui social, ora sembra lontano una vita. E la vita è quella di Chiara, che ha spezzato con una violenza e un’apatia degne di un serial killer, domenica scorsa, nell’afa della mattina, all’ombra dell’Abbazia di Monteveglio.

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Il ragazzo, per il momento, non può partecipare alle attività educative normalmente previste per i giovani detenuti del Pratello: ha incontrato in carcere lo psicologo, ma per il resto i suoi rapporti, per motivi sanitari, si riducono agli scambi con i poliziotti. Presto potrà uscire dalla sua cella, camminare nelle aree comuni e nel cortile. E incontrerà, ironia tragica della sorte, un suo compaesano: tra i ventitrè ragazzi attualmente ristretti nell’istituto minorile di via De Marchi, c’è anche l’assassino di Giuseppe Balboni, il sedicenne ammazzato, con due colpi di pistola in piena faccia, da un suo coetaneo nel 2018 a Castello di Serravalle, sempre in Valsamoggia. Lui, ora 19 anni, condannato a 13 anni e mezzo, ha chiesto scusa, ha anche rinunciato al ricorso in Cassazione per "scontare tutta la mia pena, pagare il mio debito".

L'accusa: omcidio premeditato aggravato dai futili motivi

L’assassino di Chiara, invece, non ha ancora mostrato alcun segno di rimorso. All’interrogatorio di garanzia ha detto solo: "Mi dispiace un botto per Chiara". Ma per il giudice Luigi Martello che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, queste sono solo parole, prive di empatia, di qualsiasi rimorso. Tanto che il ragazzo sarebbe capace di reiterare il reato, stante "la mancanza di scrupoli, di freni inibitori, di motivazioni e di segnali di resipiscenza" mostrata. Lui, dando la colpa al demone che lo tormenterebbe da quando ha 12 anni - un escamotage, per la famiglia della vittima, per tentare di strappare un giudizio di infermità mentale - ai carabinieri che lo stavano ad ascoltare, la sera del ritrovamento del corpo massacrato  di Chiara, ha detto: "Può sembrare assurdo e pazzesco, ma mi pare incredibile essere qua, avere ucciso una ragazza. È irreale, come se non fossi stato io ad agire".

I vocali dell'assassino: "Quella depressa, ho fatto il volere del demone"

Una consapevolezza che, nel pensiero degli inquirenti, non ha ancora acquisito. E che forse, le lunghe giornate che dovrà trascorrere tra i corridoi di quello che fu un convento, potrebbero far prima o poi affiorare. Al momento, agli atti le sue parole prive di qualsiasi emotività pesano come macigni. E mostrano un ragazzo completamente egoriferito, che mentre ammazza a calci una ragazzina si preoccupa soltanto di essersi fatto male al piede: "Sarà durato 20 minuti – ha detto ai carabinieri –. Mi sono stupito di quanto fosse resistente il corpo umano: a terra l’ho presa a calci, mi sono fatto male all’alluce". Una ricostruzione che, subito dopo il delitto, pieno di adrenalina, quasi urlava nei messaggi vocali inviati a una amica: "L’ho fatto, l’ho fatto... me l’ha detto lui. Questa depressa del c...o mi urtava i nervi... L’ho presa a calci in testa, mi sa che mi sono rotto un piede". Ora il sedicenne avrà tutto il tempo di elaborare le sue parole. E il frutto delle sue azioni.Il sorriso innocente che ha strappato a Chiara.