Bologna, 19 febbraio 2021 - L'Emilia Romagna torna in zona arancione. Questo accadrà a partire da domenica 21 febbraio. Lo diventerà con l'ordinanza sui nuovi colori delle regioni italiane che firmerà in giornata il ministro della Salute, Roberto Speranza (rimasto in carica anche col nuovo governo Draghi), sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia. Oltre all'Emilia Romagna passano in area arancione la Campania e il Molise.

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Proprio sul sistema a colori, il presidente della Regione e della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini aveva parlato in mattinata ai microfoni di Sky Tg24, rimarcando la sua idea, cioè un ripensamento delle fasce a colori a causa delle varianti, per mettere in piedi una "restrizione omogenea di qualche settimana". E riguardo all'Emilia Romagna, aveva sottolineato come "già la scorsa settimana abbiamo sfiorato di andare in arancione, ed è probabile che ci andremo" nei prossimi giorni.

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L'imminente ritorno in zona arancione aveva anche scatenato le lamentele dei ristoratori e dei baristi che ora avranno le loro attività limitate all'asporto e alle consegne a domicilio.

Indice Rt a 1,06

Sono 10 le Regioni e le Province autonome che hanno un Rt puntuale maggiore di 1, di cui 9 anche nel limite inferiore, compatibile con uno scenario di tipo 2, in aumento rispetto alla settimana precedente. È quanto risulta
dal monitoraggio settimanale dell' Iss e del Ministero della Salute sull'andamento della pandemia. Tra queste regioni c'è anche l'Emilia Romagna che ha un Rt di 1,06 e un intervallo minimo-massimo compreso tra l'1,03 e l'1,1. C'è poi una regione, l'Umbria, che ha un livello di rischio alto. Sono 12, rispetto alle 10 della settimana precedente, le regioni a rischio moderato (di cui 6 ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e 8 a rischio basso.

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Dati in peggioramento e il problema varianti

Le possibilità di restare in zona gialla, d'altronde, erano davvero poche, anche considerando il peggioramento dei dati nell'ultima settimana. Il bollettino Covid di ieri della Regione ha messo in evidenza una crescita dei nuovi casi (1.565 su 29.633 tamponi processati), un innalzamento della percentuale dei contagi (il 5,3% contro il 3,6% di mercoledì) e un aumento dei malati nelle terapie intensive. I decessi sono stati 27 contro i 31 del giorno precedente. Purtroppo tutti questi sono numeri negativi che hanno un peso importante nel monitoraggio che fa il governo. Così come è fondamentale l'indice Rt che oscilla pericolosamente oltre l'1. Simbolo di questa situazione in peggioramento è Bologna. Il capoluogo di regione, infatti, ha avuto un'impennata nei contagi (ben 428 in più) e l’indice di replicazione del virus che ha raggiunto l'1.11. Per non parlare di quello di Imola che ha superato l'1.20.

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Gli scienziati sono particolarmente preoccupati per l'alta incidenza delle varianti. In particolar modo da quella inglese, per la quale i vaccini sono comunque efficaci. Questa mutazione del virus è la più presente sul territorio regionale (e anche su quello nazionale) e ha una capacità di contagio molto superiore rispetto allo standard. Casi di variante inglese sono stati riscontrati su tutto il territorio regionale: all'ospedale Sant'Orsola di Bologna, a Ferrara, a Modena, Reggio Emilia, a Rimini e a San Marino (che non ha ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino). 

Il sindaco di San Lazzaro Isabella Conti

La speranza di contenere e piano piano ridurre la contagiosità del Coronavirus è quella legata ai vaccini. In Emilia Romagna è già iniziata la campagna di immunizzazione legata al vaccino Pfizer e Moderna che è stata indirizzata agli operatori sanitari e agli over 80 (quest'ultima è cominciata non senza qualche intoppo). Mentre da lunedì 22 febbraio partirà la campagna vaccinale di Astrazeneca che coprirà il personale scolastico e le persone con disabilità. Scenderanno in campo in aiuto anche i medici di base che hanno trovato un accordo con la Regione.       

Bonaccini: "Si rifletta sulle fasce a colori"

Nel giorno in cui l'Emilia-Romagna torna in zona arancione, Stefano Bonaccini 'sdogana' il lockdown nazionale per fermare le varianti. Il presidente, stamattina, ai microfoni di Sky Tg24 ha detto che "credo che con l'arrivo delle varianti serva una valutazione diversa, sarebbe il caso di discutere fra governo e regioni, ne ho già parlato con i ministri Gelmini e Speranza, per capire se non valga la pena una restrizione omogenea di qualche settimana. Mi chiedo se questo saliscendi, con il cambio di colore delle regioni, alla luce delle varianti, non abbia qualche pecca che si può risolvere".

Già ieri sera, su La7, a Piazzapulita, Bonaccini aveva rimarcato che "il Governo dovrebbe porsi questa domanda: non conviene forse due o tre settimane non dico di lockdown totale come l'abbiamo conosciuto, ma magari un arancione", magari 'scuro'. "Se solo un lockdown serio può fermare le varianti? Puo' darsi- risponde il presidente dell' Emilia-Romagna e della conferenza delle Regioni- ne ho parlato oggi (ieri, ndr) con la neoministra agli Affari regionali Gelmini e l'ho fatto sapere anche al ministro Speranza, credo che una riflessione in tal senso vada fatta. Non sono uno scienziato, sono loro che devono dirci quale è lo stato della diffusione e le conseguenze che potrebbe avere".

Ma per Bonaccini, che cita le misure adottate in questo senso da altri paesi europei, è difficile "immaginare che questo paese possa continuare con colorazioni che ogni due o tre settimane vanno dal miglioramento al peggioramento e viceversa e non dare una scadenza temporale un po' più certa alle categorie economiche che soffrono". Per quanto riguarda l' Emilia-Romagna, ribadisce il presidente, "temo seriamente che da domenica
potremmo diventare arancione, non solo noi ma anche altre regioni". Sta "crescendo la diffusione delle cosiddette varianti, i 21 parametri determineranno la scelta che dovrà fare il ministro".

Gli fa eco l'assessore alla Sanità Raffaele Donini che su Facebook scrive: "L'Italia 'maculata' non funziona. Non si può cambiare colore e regime di restrizioni ogni tre settimane, da parte di diverse regioni. Bisogna abbassare la curva dei contagi in modo definitivo in tutto il Paese. Altrimenti la pandemia rimbalza fra regioni e si rendono vani i sacrifici di cittadini ed imprese. Serve una strategia nazionale efficace. Subito".