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8 mag 2022

Balestra e Nannini, due storie di amore materno

La prima, insieme ad altre madri, ha inaugurato lo scorso aprile la biblioteca di quartiere a Villafranca. La seconda ha donato il suo rene alla figlia Sara

Cosa farebbe una madre per la felicità dei figli? Di tutto. E molte mamme? Ancora di più. Ne hanno dato prova, con la loro missione, le mamme di Villafranca che, lo scorso 10 aprile, hanno inaugurato la loro biblioteca ‘Libro aperto’, negli spazi del ‘Palazzone’: si tratta di un centro ricreativo dedicato ai bambini tra i zero e i dodici anni, interamente realizzato grazie alle forze di Camilla, Federica, Barbara, Mara, Yanica, Micol, Gloria e Sara, un gruppo di mamme desiderose di dare vita a un quartiere più a misura di bambino per i loro piccoli.

"Lo scorso autunno – ha raccontato Camilla Balestra – ho pubblicato un post su Facebook dove lamentavo la carenza di spazi di aggregazione per i bambini. Federica, invece, sognava una biblioteca di quartiere. Non ci conoscevamo, ma ci hanno messe in contatto e nel giro di poco si sono unite altre mamme: abbiamo capito che le nostre esigenze coincidevano". Un sogno condiviso che, presto, si è concretizzato grazie all’impegno di tutte: nel giro di pochi mesi, grazie a donazioni e allo sforzo di altri abitanti del quartiere, sono stati raccolti ben 1.200 libri e altri ancora ne stanno arrivando. La sala della biblioteca, ora, è fruibile ogni sabato mattina: qui i bambini possono venire a prendere in prestito i libri e a passare del tempo insieme, tra letture animate, giochi e tanti sorrisi.

È una storia di amore materno anche quella di Katiuscia Nannini e della figlia Sara Mambelli, alla quale la donna ha donato un rene. La ragazza, appena 16enne, iscritta al terzo anno di Ragioneria al ‘Matteucci’, era affetta da una grave insufficienza che l’avrebbe costretta alla dialisi e sua madre non ha esitato un attimo quando si è parlato di possibilità di trapianto: "Sia io che mio marito eravamo compatibili – spiega Katiuscia –, ma il mio rene era più adatto a Sara per dimensioni. Non abbiamo mai avuto dubbi sull’opportunità di procedere al più presto con l’intervento".

Katiuscia e Sara hanno ancora bene impresso nella memoria quel 9 dicembre all’Irccs Policlinico di Sant’Orslola, a Bologna, dove sono state trattate dall’equipe del professor Matteo Ravaioli: "Prima sono stata operata io – ricorda la mamma –. Ho dovuto lasciare mia figlia ad aspettare il suo turno, tutta sola a causa della pandemia che non permetteva visite. Quello è stato il momento più difficile, eppure Sara sembrava tranquilla: ha dimostrato sempre un grande coraggio. Dopo l’operazione siamo state ricoverate in due reparti diversi, non ci siamo potute riabbracciare per un po’". Poi, finalmente, quell’abbraccio è arrivato a dare ancora più concretezza a un legame indissolubile, capace da solo di affrontare – e vincere – anche le sfide più difficili.

Sofia Nardi

© Riproduzione riservata

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