Forlì, 26 ottobre 2017 - Commercio, arredo urbano, spazi sfitti: sono solo alcune delle spine del centro storico, nell’attesa che il piano da 24 milioni di euro presentato dal Comune produca i primi effetti.

Dopo l’estate, però, le criticità di alcune zone sono diventate ancora più acute ed evidenti: in passato ci siamo già occupati di corso Mazzini, uno degli snodi più critici entro le mura cittadine. Qui sono 31 le saracinesche abbassate e, a partire dal 29 ottobre, ci sarà un’ulteriore vetrina vuota: si tratta del negozio Domitilla che dopo 24 anni chiude i battenti.

Se i cartelli vendesi e affittasi sono molto frequenti lungo il corso, non diversa è la sorte della Galleria Mazzini che, ormai nota per il suo decadimento e l’incuria, conta oggi 11 locali abbandonati. Anche corso Diaz, però non sembra versare in condizioni migliori. Uno dopo l’altro, infatti, i nuovi locali che avevano aperto a poche decine di metri sull’onda dell’arrivo di Eataly nel febbraio 2014, stanno alzando bandiera bianca. Tra tutti spicca il ‘Cambiologico’, che la rivista ‘Vegan Italy’ elesse miglior ristorante vegano d’Italia nel novembre 2016: non ha mai più riaperto dopo le ferie estive (FOTO).

Nei circa cento metri di area pedonale dalla piazza al teatro Diego Fabbri sono ben 8 le vetrine sfitte, lasciate in balia di polvere e calcinacci. Chiusa la banca che fa angolo con piazza Saffi, chiuso ormai da anni il negozio di scarpe, buia anche la vetrina del negozio di abbigliamento Liu Jo... ha lasciato corso Diaz anche ‘La Battilarda’, che aveva aperto nel 2013.

Per non parlare della storica salsamenteria ‘Tomba’, il cui addio aveva scosso clienti di più generazioni, e la gelateria di fianco alla farmacia. Anche corso Diaz, insomma, come corso Mazzini ha un lungo elenco di vetrine vuote. Ennesimo sintomo di un centro che fatica a trovare la strada giusta.