Leucemia fulminante, ragazzo di 16 anni ricoverato a Rimini (foto d'archivio)
Leucemia fulminante, ragazzo di 16 anni ricoverato a Rimini (foto d'archivio)
di Ettore Morini Angoscia. Incredulità. E dolore, tanto dolore. Per un’esistenza che sembra ormai strappata senza un perché alla vita ad appena 16 anni, nel fiore dell’adolescenza; e senza nemmeno la minima avvisaglia fino a solo un paio di settimane prima, di quanto stesse tragicamente per accadere. La vita di Leonardo Monaco, un ragazzo forte e pieno di energie, apprezzato e amato dai tanti che lo conoscono, è appesa a un filo in un letto dell’ospedale di Rimini, dove ha dovuto recarsi da Forlì e dov’è stato ricoverato appena quattro giorni fa in Oncologia pediatrica. Un’emorragia cerebrale lo ha colpito in maniera implacabile giovedì pomeriggio, attorno alle 15....

di Ettore Morini

Angoscia. Incredulità. E dolore, tanto dolore. Per un’esistenza che sembra ormai strappata senza un perché alla vita ad appena 16 anni, nel fiore dell’adolescenza; e senza nemmeno la minima avvisaglia fino a solo un paio di settimane prima, di quanto stesse tragicamente per accadere. La vita di Leonardo Monaco, un ragazzo forte e pieno di energie, apprezzato e amato dai tanti che lo conoscono, è appesa a un filo in un letto dell’ospedale di Rimini, dove ha dovuto recarsi da Forlì e dov’è stato ricoverato appena quattro giorni fa in Oncologia pediatrica. Un’emorragia cerebrale lo ha colpito in maniera implacabile giovedì pomeriggio, attorno alle 15. Poi ieri lo sconcertante annuncio che non ci sono ormai più speranze: ma le macchine ieri sera erano tenute accese.

Aggiornamento Leonardo è morto nella notte

Leonardo è all’ospedale Infermi, perché appena lunedì scorso aveva ricevuto il drammatico responso di analisi ed esami che il giorno precedente e la mattina stessa aveva dovuto effettuare, dopo aver avuto negli ultimi tempi, improvvisamente, preoccupanti disturbi fisici. Quindi la rapida richiesta di accertamenti e poi il responso, un fulmine a ciel sereno, impietoso: leucemia mieloide, una forma acuta e aggressiva, da trattare subito.

E infatti i medici lo hanno ricoverato per fargli iniziare immediatamente una prima sessione di chemioterapia già martedì. Un trattamento d’urgenza e pesante (dovrebbe fare sei cicli in sei mesi), ma che almeno, in casi come questi, alla sua conclusione offre una valida percentuale di guarigione, almeno pari all’80 per cento. Ma la cura per Leonardo, purtroppo, era soltanto appena iniziata quando un atroce e ingiusto destino si è abbattuto su di lui con un’emorragia cerebrale che lo ha portato a un coma ritenuto irreversibile.

Il ragazzo abita a Vecchiazzano, con la madre Lucia e la sorella tredicenne Margherita; con loro è nella disperazione anche il padre Roberto. Devastata dal dolore poi Sara, la sua ragazza, che con lui sta condividendo questi gioiosi anni giovanili. Tanta tristezza inoltre ieri, alla notizia del suo improvviso e irreversibile coma, si è diffusa immediatamente anche all’Istituto tecnico tecnologico statale Marconi di Forlì, l’Iti, dove stava concludendo il terzo anno dell’indirizzo elettrotecnico. Una scuola che è stata già duramente colpita in queste settimane, quella di viale della Libertà; appena 25 giorni fa, infatti, aveva dovuto piangere la scomparsa del 17enne Leonardo Mancuso di Forlimpopoli, vittima di un incidente in moto a Milano Marittima. Adesso un’altra tragedia che lascia attoniti.

Leonardo Monaco ha sempre fatto sport, prima che l’epidemia costringesse l’attività delle squadre giovanili a fermarsi: giocava infatti a basket e appena fosse stato possibile avrebbe ripreso a fare canestri. Vicino a lui, all’ospedale di Rimini, c’è fin dall’inizio la madre, impiegata a Forlì alla Corofar: originaria di Tredozio, Lucia aveva sofferto appena tre mesi fa la scomparsa anche del padre Giuseppe, che nel paese del Tramazzo fu tra l’altro presidente della Pro loco Vis in Fide, morto il 4 marzo all’età di 77 anni. Distrutta anche la nonna materna Gina, che ama tantissimo quel suo nipote e ancora provatissima per il recente addio del marito, quella paterna Giovanna, gli zii e i cugini. In tanti uniti nella preghiera per un miracolo, attoniti per un destino crudele.