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14 apr 2022

Ex Eataly in ballo tra ristorante e sale studio "Attenti a cosa può aiutare di più la piazza"

L’esperto di ristorazione Basilio Papa non vede nuove prospettive gastronomiche: "Troppe scale e ambienti non funzionali". Il professore universitario Dino Mengozzi non boccia l’idea dello sbarco dell’ateneo: "Ma non solo aule, vi si dia spazio alla cultura"

14 apr 2022

Basilio Papa, maitre, tra gli altri, del ristorante stellato di Imola ‘San Domenico’ e docente all’istituto Artusi di Forlimpopoli, è aperto il dibattito sul futuro del palazzo che ospitò Eataly. Secondo lei quale tipo di ristorante potrebbe avere un futuro in quella location?

"Diciamo che non è un posto particolarmente adatto a ospitare un ristorante".

Perché?

"Le scale, il tipo di stanze… non si presta, non è funzionale".

È per questo che Eataly non ha preso piede e alla fine, dopo comunque un po’ di anni, ha chiuso?

"Anche, ma non solo. Un ristorante importante deve comunicare a un certo target sociale di essere alla loro altezza, deve creare un’identità tra chi lo frequenta e solo così fa venire desiderio di tornarci ancora e trascorrervi del tempo".

Eataly non era abbastanza elevato?

"Non per un certo target composto, ad esempio, da associazioni del territorio, commercialisti, avvocati, medici... Diciamo che era rivolto a un alto ceto medio. Ma anche la parte alimentare aveva dei problemi: non dava sicurezza. Erano, sì, pietanze di qualità, ma la qualità oggi deve essere riconosciuta dal cliente, non semplicemente raccontata".

Le proposte, quindi, non erano facilmente riconoscibili? Cosa intende?

"Prendiamo il celebre Caminetto di Milano Marittima: molte persone, anche con alta possibilità economica, vanno volentieri per poi ordinare piatti semplici che vengono pagati a caro prezzo. Lo fanno perché sanno – capiscono – che è un ristorante importante. La ricetta è quella: realizzare cibi semplici dalla forte identità, magari rielaborati, ma che comunque richiamino le nostre radici storiche".

Non potrebbe essere proprio questa la formula per ridare vita al palazzo Talenti Framonti?

"Ma, vede, non in centro. Il centro di Forlì è svuotato dai negozi, sta subendo da anni una desertificazione che non riesce a trovare soluzione e, in queste condizioni, non ha certo molti sbocchi per chi vuole fare ristorazione di livello".

Non potrebbe essere un ristorante di livello, invece, a riportare vivacità alla piazza?

"Certo, un buon ristorante può avere questo potere, ma perché questo sia possibile tutta la popolazione deve vederlo di buon occhio, avere voglia di frequentarlo, a prescindere dalle sue possibilità economiche. Ci vogliono ristoratori che abbiano idee capaci di accontentare davvero tutti, ma per poter fare questo ci si deve spostare dal cuore della città che, davvero, non si presta a questo scopo".

Quindi l’ex Eataly, secondo lei, dovrebbe cambiare completamente vocazione?

"Sì, di questo sono sicuro".

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