Il primario di Pediatria dell’ospedale Morgagni-Pierantoni, Enrico Valletta
Il primario di Pediatria dell’ospedale Morgagni-Pierantoni, Enrico Valletta

Forlì, 22 settembre 2021 - «Perché vaccinare i bambini? Per immunizzare loro stessi, ma anche per una protezione di comunità". Al dottor Enrico Valletta, primario di Pediatria dell’ospedale di Forlì, abbiamo chiesto quali prospettive e interrogativi si aprono dopo la notizia uscita nei giorni scorsi, che riguarda la vaccinazione dei bambini fra i 5 e gli 11 anni. Le aziende Pfizer e BioNtech hanno infatti resi noti i risultati delle sperimentazioni effettuate su 2.268 giovanissimi, abitanti in 4 Paesi. Va sottolineato che l’autorizzazione per sottoporli ai vaccini non c’è ancora.
Dottor Valletta, come vanno interpretati tali annunci delle aziende farmaceutiche?
"I dati emersi dagli studi clinici sono rassicuranti. Anche fra i 5 e gli 11 anni la risposta anticorpale è buona e gli effetti collaterali appaiono simili a quelli degli adulti. La dose somministrata ai piccoli è circa un terzo rispetto a quella per i grandi".
Una delle perplessità più frequenti dei genitori è rivolta al fatto che i ragazzini contagiati, nella stragrande maggioranza dei casi non mostrano effetti significativi. Perché vaccinarli?
"Si va verso una visione che si sposta dalla pura protezione personale dal Covid a quella di comunità. I bambini vanno protetti per loro, perché qualcuno muore, in Italia finora una trentina circa e poi perché a 4-6 settimane dal virus possono insorgere le sindromi infiammatorie multisistemiche. Anche a Forlì abbiamo avuto qualche caso del genere: sono stati risolti, ma alcuni hanno penato non poco per uscirne fuori".
Può chiarire il concetto di protezione di comunità?
"Dai 5 anni in su è molto attiva la frequentazione dei bambini con soggetti di tutte le età, con la possibile diffusione del virus. I piccoli possono incontrare persone che, per ragioni varie, non sono vaccinate e contagiarle".
Quali dubbi le manifestano le mamme e i papà?
"Sono sempre gli stessi emersi in occasione della vaccinazione degli adolescenti. C’è chi vuole aspettare l’andamento dell’epidemia, chi fa presente che i bambini che prendono il Covid non si ammalano seriamente, altri sono preoccupati per il fatto che il vaccino è appena uscito".
Lei cosa risponde? In effetti i recenti test hanno coinvolto meno di 3mila bambini in tutto il mondo.
"La sperimentazione oggettivamente non è ampissima, ma i risultati sono omogenei con quelli notati con la fascia di età appena superiore. Il profilo di sicurezza, in sostanza, pare lo stesso e la risposta degli anticorpi è positiva".
Quanto scendere ancora con l’età dei possibili vaccinati?
"Questa è una domanda cui è più difficile dare una risposta. Per chi ha meno di 5 anni io guarderei per esempio quanto il bimbo è presente all’interno della comunità".
Sono ricominciate le scuole: lei già nel 2020 sostenne la causa della riapertura in presenza: cosa dice della situazione attuale?
"La strategia del Green pass si è rivelata una spinta efficace. Fra i giovani è prevalsa, gradualmente, una buona comprensione della necessità della vaccinazione. È fondamentale che le lezioni scolastiche si tengano in presenza. Stanno emergendo adesso, come avevamo previsto, gli effetti collaterali dei lockdown e della mancata socialità nei giovani, sofferenze di cui faranno le spese a lungo".