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5 mag 2022

Mercato mancato: cattiva abitudine per il futuro

Domani si chiude l’ultimissima finestra di mercato, quella che precede i playoff. Gli addetti ai lavori (certo, talvolta interessati nel fare circolare nomi e voci) danno per attive molte squadre, ma non Forlì, che pure sa di non poter più schierare Mattia Palumbo. E chi vive la realtà della Pallacanestro 2.015 giura che non si tratta di muoversi sotto traccia: davvero non c’è questa intenzione. E’ una presa di posizione da rispettare, per il motivo sempre valido che il costo dell’operazione, extra budget, uscirebbe direttamente dalle tasche dei soci. Certamente non sono anni facili: la pandemia ha svuotato i palasport, privando Forlì di una voce consistente dei propri bilanci, e tuttora non si è tornati ai livelli di pubblico pre-Covid.

In società sembrano convinti che occorrerà ripartire con nuove basi, e ciò può essere un freno a investire sulla stagione corrente. Che però non è finita. E, nonostante un campionato più difficile dei precedenti, ci sarebbe un’ultima (anzi, eventualmente due) chance di renderla memorabile: una nobilissima avversaria nei quarti, Cantù; ci vorrebbe un’impresa, poi potrebbe esserci Ravenna in semifinale. Non capita tutti i giorni.

Infine, la Pallacanestro 2.015 ha avuto spesso una posizione ‘conservativa’. Motivata. Ma sarebbe un peccato farla diventare una costante: rischia di trasformarsi in disabitudine a condurre operazioni che prevedono scouting, burocrazia, lotte contro il tempo (qualcuno ricorda Ivica Radic?). Forlì ha dichiarato di voler lottare al massimo livello: potrebbe capitarle di fare mercato fuori dai momenti ‘classici’ (come, appunto, sta facendo Cantù) e, se anche l’appuntamento con la storia non fosse adesso, dovrà essere pronta. E’ un altro aspetto su cui fare chiarezza dopo l’ultima sirena.

Marco Bilancioni

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