Forlimpopoli, 15 marzo 2017 – “La società Po Valley Energy per intraprendere, nella provincia di Forlì-Cesena, ogni tipo di ricerca deve essere in possesso di altre necessarie autorizzazioni. Il programma di studi presentato dalla società australiana è ancora soggetto a precisi vincoli autorizzatori in cui è garantito il completo coinvolgimento dei territori interessati”. È questo quanto assicurano gli assessori regionali Palma Costi (Attività produttive ed energia) e Paola Gazzolo (Ambiente).

“Il programma di studi presentato dalla società Po Valley - proseguono gli assessori regionali - deve ancora avere diverse autorizzazioni. Si tratta di un permesso di ricerca, che comporta lo svolgimento di attività di carattere geotecnico, non invasive e peraltro da eseguirsi secondo precise prescrizioni e vincoli definiti dalla valutazione di impatto ambientale (Via) già effettuata. Ciò nonostante, le attività da effettuarsi in campo non possono partire se non esplicitamente autorizzate dal Mise, previa ‘intesa’ con la Regione che come prassi coinvolgerà pienamente tutte le amministrazioni locali interessate. Per le eventuali successive fasi di esplorazione e coltivazione, sono previsti appositi step di rigorosa valutazione ambientale, secondo quanto definito dalle Linee guida previste nell'accordo tra Regione Emilia-Romagna e ministero dello Sviluppo economico. In queste procedure è garantita la attenta valutazione della sostenibilità degli impatti, con specifico riferimento alla subsidenza, e viene garantito il completo coinvolgimento dei territori”.

“Come sempre -  concludono Costi e Gazzolo - la linea della Regione Emilia-Romagna è di valutare con grande precauzione attentamente l’impatto ambientale in base a quelli che rappresentano i capisaldi della nostra azione: massima trasparenza, massima conoscenza e massimo coinvolgimento dei territori”.

Il comunicato della Regione fa seguito a una nota congiunta dei sindaci di Forlì, Bertinoro, Cesena, Forlimpopoli e Meldola che hanno scritto al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, per "bloccare la ricerca di idrocarburi". I primi cittadini, oltre allo "stop alle ricerche di idrocarburi, anche a quelle già autorizzate", chiedevano l'"avvio di un confronto con i territori per definire un percorso di sviluppo energetico in un’ottica di sostenibilità ambientale".