Sono almeno 15 le contestazioni messe agli atti dall’azienda sanitaria trentina e sulla base delle quali gli stessi garanti hanno dichiarato legittimo il licenziamento dell’ex primario di Ginecologia, Saverio Tateo. Testimonianze di professionisti con nomi e cognomi che raccontano numerosi episodi e che confermano quanto Sara Pedri (nella foto a...

Sono almeno 15 le contestazioni messe agli atti dall’azienda sanitaria trentina e sulla base delle quali gli stessi garanti hanno dichiarato legittimo il licenziamento dell’ex primario di Ginecologia, Saverio Tateo. Testimonianze di professionisti con nomi e cognomi che raccontano numerosi episodi e che confermano quanto Sara Pedri (nella foto a destra con la sorella Emanuela), la 32enne forlivese scomparsa dal 4 marzo scorso, raccontava ai suoi familiari e al suo fidanzato prima di licenziarsi. Nella relazione stilata dall’Ufficio procedimenti disciplinari, infatti, si parla di "comportamenti tesi consapevolmente a ingenerare dubbi sulle capacità professionali" delle dottoresse "denigrandone in plurime occasioni la professionalità anche in presenza di terzi". Il nome di Sara compare una volta sola. E’ una collega a dichiarare: "Dal mio arrivo sono andati via tanti colleghi. La stragrande maggioranza per motivi di malessere lavorativo, in particolare almeno 7 medici sono stati sottoposti a mobbing, io stessa ho assistito a urla, intimidazioni, minacce e demansionamento, oltre che il persistere di diffamazione verbale di tali colleghi". Seguono quindi i nomi di 7 tra quelli presi di mira dal primario: tra questi è citata anche la dottoressa Pedri. Le parole usate non lasciano adito a dubbi: "autoritario e con toni accesi" il suo modo di parlare, la sua reazione spesso "rabbiosa e spropositata". Si parla di "esplosione di rabbia" ma anche di "difficoltà relazionali con la dottoressa Mereu", vice di Tateo ora in servizio a Catania; di persone "bandite dalla sala operatoria" e apostrofate come "mele marce". Sarà ora il giudice del lavoro a mettere presumibilmente la parola fine su un caso che scuote la sanità trentina e gli animi dei forlivesi.